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venerdì 7 agosto 2026

Quando le parole si trasformano - TELEFONO SENZA FILI - Nomos

Andrea Tuschka, Rebekka Stelbrink (ill.), Anna Becchi (trad.)

Telefono senza fili.

Nomos, 2026, p. 32

Età 4+


E’ provato che quando, all'interno di un'azienda o di un’organizzazione, un'informazione viene trasmessa attraverso cinque passaggi consecutivi, alla fine arriva soltanto circa il 20% del messaggio originale. Il fenomeno del telefono senza fili – in apparenza semplice gioco per bambini – è diventato particolarmente significativo nel nostro tempo. Come accade nel gioco, tutte le notizie, anche e soprattutto quelle false, spesso si diffondono passando di persona in persona, e nei passaggi vengono arricchite, esagerate e trasformate.

Così, accade in questa storia.

Orso e Topo sono migliori amici. Un bel giorno, però, litigano furiosamente. Accecato dalla rabbia, Orso se ne va a casa, e Topo, pieno di risentimento, gli manda a dire che non vuole mai più vederlo! Ma il messaggio, che dovrebbe arrivare fino alla tana di Orso sulla cima della montagna, passando di bocca in bocca tra bisbigli e parole borbottate, giunge completamente diverso da come era stato pensato. Ma questo è una fortuna per i due amici, perché entrambi pentiti di aver litigato, sentono moltissimo la mancanza l'uno dell'altro. E dato che il messaggio è completamente cambiato, a questo punto nulla ostacola più la loro riconciliazione.

Chi conosce il gioco del "telefono senza fili" già dal titolo avrà capito che in questa storia non tutto va secondo i piani. Ma a volte è un bene se il destino – o, come in questo caso, un messaggio borbottato e stravolto – ci mette lo zampino.

«Orso, non ti voglio più bene,
non tornare mai più da me!
Avevo ragione io nel nostro litigio
e non mi dispiace affatto!»

Il messaggio passa attraverso un castoro tremolante, una lepre con il naso tappato, una marmotta che borbotta, una colomba quasi sorda e una talpa brontolona. Naturalmente, quando arriva all'Orso, il testo è completamente cambiato:

«Orso, lo sai che ti voglio tanto bene.
Ti prego, torna qui da me!
Avevi ragione tu nel nostro litigio
e mi dispiace terribilmente!»

E la storia si conclude in modo lieto.

«Entrambi dovettero ammettere che essere arrabbiati era stato davvero faticoso. E non era affatto una bella sensazione! I due amici promisero di non separarsi mai più dopo un litigio. Poi mangiarono il dolce al miele, sorrisero raggianti e chiacchierarono di tutto e di niente. Perché il loro mondo era finalmente tornato in perfetto ordine

Una favola sul valore delle scuse, sulle conseguenze (in questo caso positive) dei fraintendimenti e su un raro caso in cui un'informazione deformata non provoca un conflitto, ma conduce, paradossalmente, alla riconciliazione.

Una splendida storia sull'amicizia, con i suoi alti e bassi, sui limiti e sulle possibilità delle parole.

Per dare vita alla storia di Andrea Tuschka, l’illustratrice, Rebekka Stelbrink ha composto le immagini con grande cura artistica, assemblando moltissimi piccoli ritagli, successivamente colorati con acquerelli e colori acrilici. Ha creato, così, originali, coloratissimi e delicati collage capaci di immergere il lettore in suggestivi mondi tridimensionali con un delicato effetto simile a un diorama.


Andrea Tuschka, Rebekka Stelbrink (ill.), Anna Becchi (trad.)

Telefono senza fili.

Nomos, 2026, p. 32

Età 4+

 

martedì 23 giugno 2026

Ma dove andate tutti quanti? - DIECI PICCOLI SCOIATTOLI. Terre di Mezzo

 Dieci piccoli scoiattoli.

Kael Tudor, Marc Boutavant (ill.), Sara Ragusa (trad.)

Terre di Mezzo, 2026, 32 p.

Età 4+


Dieci piccoli scoiattoli, nessuno che si muove. Uno scappa via, e ne rimangono … . Aspettate! Ma dove andate tutti quanti?”

Comincia così l’esilarante ricerca di un orso che rincorre dieci scoiattolini furbi e birichini. Il giochino che ha in mente lui sarebbe quello del conto alla rovescia, ma dato che i 10 animaletti pelosi scappano tutti insieme davanti ai suoi occhi, la cosa prende un’altra piega. Pagina dopo pagina l’orsetto chiede aiuto e informazioni a 9 pappagallini, 8 oche, 7 orsi polari, 6 camaleonti, 5 topi, 4 anatre, 3 tartarughe, 2 pappagallini, 1 tigre…

Il conto alla rovescia, in fondo, riesce ugualmente, ma non come l’aveva pensato l’orsetto, che fiducioso, nella penultima pagina torna alla carica “Dieci piccoli scoiattoli, nessuno che si muove. Uno scappa via, e ne rimangono …“. Nella pagina seguente, l’ultima (?) una nuova sorpresa che non può che far scoppiare a ridere.

Dieci piccoli scoiattoli” è un libro illustrato incantevole e coinvolgente, perfetto per i bambini anche piccoli. 

Questi i suoi punti di forza:

- è una storia giocosa e ripetitiva (ma non banalmente ripetitiva) dal ritmo ben sostenuto

- propone i numeri senza essere una lezione

- invita in modi diversi bambini con competenze diverse a partecipare attivamente

 

- ha la giusta lunghezza per tenere viva l’attenzione dei bambini in età prescolare, ed è divertente al punto da farglielo chiedere ancora e ancora e. a tal fine, la sua struttura circolare è un ottimo invito

- offre illustrazioni vivaci, espressive, ricche di carattere e personalità

- presenta un vena ironica umoristica di testo e illustrazioni

Un bel libro da condividere con i bambini che ameranno anche guardarselo da soli.


Dieci piccoli scoiattoli.

Kael Tudor, Marc Boutavant (ill.), Sara Ragusa (trad.)

Terre di Mezzo, 2026, 32 p.

Età 4+

martedì 19 maggio 2026

Decisioni prese con rabbia - ME NE VADO! - Lapis

MimHéloïse Solt (ill.), Davide Calì (trad.)

Me ne vado!

Lapis, 2026. 32 p.

età 4+

 

 

Le storie di “vita bambina” sono, insieme con le storie da ridere, quelle che più vengono apprezzate dai bambini. Lapis Edizioni ce ne propone una in questo divertente quanto verosimile albo illustrato.

Mattia è un bambino. E come tutti i bambini, a volte si arrabbia. Oggi è per lui proprio una brutta giornata: a scuola bisticcia con i compagnie e la maestra lo sgrida perché urla forte, troppo forte. Arrivato a casa è più arrabbiato che mai. Si chiude in camera e cerca qualcosa da fare, ma non ha voglia di nulla. Dopo un po’ gli viene l’idea di disegnare con i pennelli e i colori, ma la sua mamma gli dice che è ora di cena e quindi troppo tardi per mettersi a dipingere. Allora, Mattia urla ancora più forte! Sempre più arrabbiato prende una decisione drastica ed esclama: “Basta, me ne vado”.
 Con nello zaino i giochi preferiti, Mattia pensa di andarsene, di lasciare la casa, la sua mamma, la maestra e i compagni. Peggio per loro … . La sua meta è l’Africa! Mattia si prepara con cura, ma la sua mamma trova il modo di fargli pensare ad altro e rimandare il proposito. Perché dietro ogni grande fuga c’è quasi sempre un bambino arrabbiato che ha solo bisogno di sentirsi capito. Al piccolo lettore, che non potrà non riconoscersi negli scatti d’ira di Mattia, non resta che mettersi a ridere insieme con i grandi che leggono con lui.

Un albo illustrato divertente e colorato. Le illustrazioni con le esilaranti espressioni facciali di Mattia e l’avvolgente la dolcezza con cui la sua mamma lo guarda, coinvolgono bambini e adulti con simpatia e ironia. Come il testo, anch’esse sono perfettamente all’altezza della situazione che raccontano. Una storia dal tono tenero, dedicata a quei grandi scatti d'ira che i bambini non riescono a gestire e che possono sopraffarli fino a spingerli, a volte, a prendere decisioni esagerate. La mamma di Mattia, però, sa affrontare la situazione con strategica dolcezza e benevolenza e, perciò, in questo libro che ben si inserisce nella quotidianità familiare, permette anche ai genitori di riconoscersi nella gestioni di momenti di tensione come questo. Un duo di autrice e illustratrice di talento che esprimono qui appieno la loro abilità nel trasporre, in immagini e parole, le emozioni e nel creare un realismo che parla a tutti.


Mim, Héloise Solt (ill.), Davide Calì (trad.)

Me ne vado!

Lapis, 2026. 32 p.

età 4+

 

martedì 31 marzo 2026

Divagazioni: COSE PERSE

Paolo Valsecchi, Guridi (ill.)

Cose perse

Kite, 2026. 44 p.

per gli adulti


La testa, la bussola, la speranza, il tempo, la strada … . Quante cose si perdono ogni giorno. Alcune poi si ritrovano, altre no. Fa parte della vita, anche se, a molti di noi hanno insegnato che non si dovrebbe perdere mai nulla.

In una sorta di dialogo un po’ beckettiano, il protagonista di questo albo illustrato proposto da Kite nella collana Voci, elenca tutto ciò che ha perso: gli occhiali, la voglia, la pazienza, il filo del discorso, … . Confessa anche di essersi perso lui stesso. Una non ben precisata voce (un’entità altra? una figura amica? il suo io interiore?) risponde ad ogni perdita con un suggerimento, un commento, una consolazione. Pagina dopo pagina il lettore viene coinvolto in un vortice di cose perse e di risposte più o meno confortanti. Frasi di perdita e di risposta che fanno parte della vita di tutti e, quindi, la riflessione non può che prendere forma. Una forma sconsolata o rincuorata, una forma permissiva o opprimente. Dipende. Dipende da chi e quando ha in mano questo libro. Un libro che, una volta riposto, continua, però, a girare in testa.

Poi, comunque, non è detto che ogni perdita sia un danno, anzi: a volte bisogna proprio lasciar perdere qualcosa per far spazio al nuovo.

Un testo scarno, completo e penetrante, accompagnato dalle essenziali immagini di Guridi. Due soli colori sulla pagina bianca: il nero del protagonista stilizzato, che assume le più disparate posizioni, e l’arancione di un imbuto da cui sembra uscire ogni risposta. La composizione grafica della pagina accentua la potenza di testo e immagini, offrendo al lettore una sorta di specchio nel quale riflettersi per interrogarsi e riempie i vuoti di senso che gli rimangono davanti. Interni e quarta di copertina, infine, se da una parte suggellano l’intero contenuto del libro, dall’altra aprono a nuovi pensieri. Non dimentichiamoci di loro.

La collana Voci di Kite raccoglie una scelta di narrazioni importanti affiancate da illustrazioni sofisticate destinate ad un pubblico adulto. Storie interessanti che aprono lo sguardo e il pensiero su aspetti diversi dell’esistenza umana, offrendo sempre visioni alternative, proposte di pensiero laterale per aprire la mente e il cuore oltre il proprio confine.

Tra i titoli di questa collana:

Le occasioni d'amore

Ardore

Altroquando  

Parole

Cavalca la tigre

 

Paolo Valsecchi, Guridi (ill.)

Cose perse

Kite, 2026. 44 p.

per gli adulti


 

domenica 25 gennaio 2026

QUANDO QUALCOSA SCONVOLGE LA VITA - Quella cosa gigante - Kite

Matilde Tacchini

Quella cosa gigante

Kite, 2026. 32 p.

Età 7+

 A volte succede che qualcosa di inaspettato e di veramente preoccupante travolga la vita delle persone sconvolgendone l’esistenza. E’ ciò che accade ai tre protagonisti di “Quella cosa gigante” di Matilde Tacchini pubblicato da Kite Edizioni. Tre esserini neri con i capelli rossi, apparentemente una famiglia composta da padre, madre e un figlio, si trovano improvvisamente di fronte a “una cosa” alta, larga, gigante. Ogni loro tentativo di affrontarla, ognuno a modo suo, non sembra portare a nessun risultato, anzi la cosa continua a prendere sempre più spazio. Ignorarla è impossibile e ancora di più disfarsene in tempi brevi. Ad un certo punto i tre si rendono conto che solo una strategia comune li può aiutare a far fronte alla cosa: diventare loro stessi giganti. Mentre i tre studiano come fare e discutono tra di loro, i giorni passano, finché si rendono conto che sono effettivamente diventati “giganti” e che la cosa, pian piano di conseguenza rimpicciolita, non è più un problema.

Chiara la metafora raccontata da queste pagine: gli ostacoli imprevisti della vita come una crisi, una perdita, un cambiamento, possono essere affrontati più facilmente se non ci si prova da soli, ma se si fa fronte comune, finché quello che sembra un problema si trasforma in opportunità. Davanti alle situazioni difficili, che si verificano improvvisamente, ci si trova impreparati e la prima reazione è quella di cercare di fare qualcosa subito perché tutto ritorni al più presto come era prima. Spesso, però, questo è solo causa di inutile frustrazione perché, se il problema non può essere rimosso e occupa tutto lo spazio mentale ed emozionale, non si può fare altro che accettarlo e trovare come cambiare il modo di vederlo e conviverci il meglio possibile.

Un albo delicato che può parlare a lettori di ogni età.

Interessante il gioco di colori creato su queste pagine da Matilde Tacchini e basato sulla semplice contrapposizione di nero e rosso su fondo bianco, una semplicità del tutto apparente, perché l’impatto compositivo che ne risulta è molto potente. Le varie teorie sulla percezione di forme e colori, confermano, infatti, che le dimensioni degli elementi rappresentati è fondamentale per la loro forza, così come i colori forti, in questo caso il rosso, contribuiscono a dare loro energia. Forma e colore determinano l’impatto comunicativo della figura che agisce direttamente sull’emozione di chi la guarda, prima che il pensiero razionale la cerchi di interpretare. Da notare, inoltre, che la cosa gigante è rossa, non nera, e ha una forma arrotondata, apparentemente, morbida, quindi più possibilista, meno repulsiva e, forse, meno difficile da affrontare che se fosse stata rigida e spigolosa.

Scrivendo questo commento non ho potuto non pensare a “Abbiamo un problema (un grosso problema)” di Davide Calì e Marco Somà. un altro albo illustrato pubblicato da Kite qualche anno fa e che affronta più o meno lo stesso argomento, con una tecnica narrativa e compositiva completamente diversa, ma, anch’essa di grande effetto. Qui il mio pensiero: Abbiamo un problema

Matilde Tacchini

Quella cosa gigante

Kite, 2026. 32 p.

Età 7+


sabato 6 settembre 2025

IL GIOCO DI LEGGERE INSIEME – Facciamo che eravamo. Terre di Mezzo

Shawn Harris, Giulia Genovesi (trad.)


Facciamo che eravamo.

Terre di Mezzo, 2025. 40 p. 

Età 2+


E’ forse il gioco più vecchio e più amato da tutti i bambini del mondo, quello di far finta che ..., di far finta di essere qualcosa o qualcuno …, di immaginarsi diversi o in un altro posto. Ed è proprio questo gioco antico che Shawn Harris riprende nel suo simpatico albo illustrato “Facciamo che eravamo?” dedicato ai lettori più piccoli.

Guardando la copertina si vedono due api, una grande che, appunto, dice a quella piccola “Facciamo che eravamo?”, e aprendo, subito si scopre che questa copertina in realtà è la copertina del libro che tengono in mano i due protagonisti della storia: un papà dalla barba lunga e i capelli folti e un bambino, anche lui con i capelli lunghi e un berretto rosa in testa. Nel momento in cui il papà lancia la proposta, i due subito si trasformano in api, uccellini, alberi … in tutto ciò che fanno finta di diventare. La trasformazione giunge a una conclusione soddisfacente per entrambi quando i due diventano, prima il genitore (e entrambi sfoggiano baffi e barba) che dice “Fine!” e poi il bambino (entrambi con il cappellino rosa e il padre particolarmente ridicolo con una testa molto piccola su un corpo muscoloso) che, invece, dice “Ancora!” e tutti e due sono pronti per ricominciare.

Un libro simpatico e divertente da condividere con bambini anche molto piccoli.


Infatti, l’organizzazione delle pagine, la maggior parte con le figure sulla pagina di destra e le parole su quella di sinistra (posizione che favorisce la visione di un bambino in braccio a chi legge per lui), insieme alle illustrazioni infantili dai contorni spessi e bene definite contro lo sfondo, lo rendono particolarmente adatto alle loro esigenze, abilità e competenze. Altro elemento che dà soddisfazioni ai bambini intorno ai due anni è quello di riconoscere persone, animali e oggetti, di indicarli e di ripeterne il nome o il verso. A questo scopo sono particolarmente funzionali quelle tavole che sono dei piccoli elenchi figurati e di cui questo libro è ricco nella seconda parte, come sugli interni di copertina. Anche la storia è vicina al vissuto dei bimbi e offre, allo stesso tempo e più o meno volontariamente, all’adulto che li accompagna un modello di comportamento, suggerendo come leggere questa stessa storia (ma anche tutte le altre) con i loro bambini. Ciò che il papà fa con il suo piccolo è una lettura ad alta voce dialogata e interattiva in cui stimola la partecipazione diretta del bambino alla costruzione della narrazione. Le voci e i gesti dei due si alternano, si intrecciano, si completano in una lettura condivisa che dà soddisfazione ad entrambi.

Un libro perfetto per la lettura ad alta voce con la collaborazione di tutti. Un libro pensato per i piccoli che può divertire, però, anche i più grandini.

 

venerdì 30 maggio 2025

E' LO STESSO LIBRO, MA NON SEMBREREBBE - Pinguino - Camelozampa. (Nuove edizioni, nuove traduzioni - 5)

Polly Dunbar

Pinguino

Camelozampa, 2021. [40] p. ill.

Età 3+


In questi giorni facendo delle ricerche bibliografiche per i vari progetti che sto seguendo, mi è capitato di leggere “Pinguino”, un albo di Polly Dunbar e nella mia mente è subito nata un’associazione con una storia che ricordavo simile. Incuriosita ho cercato di trovare l’altro libro e ho scoperto che questa stessa vicenda del bambino Ben che ha ricevuto un pinguino in regalo, era stata pubblicata da Mondadori nel 2008 con il titolo “Perchè non parli?”.

Confrontare le due versioni è stato per me inevitabile e mi ha dato modo di fare
alcune riflessioni sull’importanza del “vestito” di un libro (titolo e copertina) e la differenza che possono fare la traduzione e la forma linguistica in un libro.

La storia è la stessa: Ben è felice per aver ricevuto in regalo Pinguino. Pinguino, però, non dice una parola e rimane impassibile davanti a tutti i tentativi del bambino di farlo reagire: smorfie, balletti, la verticale, un lancio nello spazio … niente smuove Pinguino. Quando, però, Ben viene mangiato da un leone, Pinguino tira fuori la sua grinta, a modo suo, racconta tutto quello che è successo e la storia finisce con tutta la dolcezza di un abbraccio.

Procedendo al confronto, posso dire che, prima di tutto, il titolo “Perchè non parli?” fornisce fin da subito una linea di lettura con un’idea ben precisa da cui partire. Molto più aperto e neutro è l’approccio suggerito dal semplice “Pinguino” come titolo (che, tra il resto, è anche il titolo della versione originale inglese) che mette il lettore in piena libertà di avvicinarsi alla storia con le più ampie ipotesi su ciò che potrà trovare. La domanda, “Perchè non parli?”, inoltre, mette fin da subito in opposizione il bambino e l’uccello, come se quest’ultimo debba per forza comportarsi come Ben vuole, e, nello specifico, reagire come un essere umano. Questo atteggiamento, secondo me, è anche sottolineato dall’immagine in copertina che nella versione della Mondadori mostra Ben che, contrariato dal mutismo dell’animale, fa la linguaccia a Pinguino. Attonita, invece, l’espressione di Pinguino sulla copertina che ha scelto Camelozampa, la stessa dell’edizione inglese.


Anche nelle due traduzioni si trovano delle differenze che mettono in evidenza, a parer mio, una sorta di conduzione nell’interpretazione per quanto riguarda l’edizione del 2008, rispetto a quella più recente. La traduzione di Sara Saorin è più “pulita”, essenziale, senza i giri di parole, gli avverbi e i molti “ma” (congiunzione avversativa) che, in diversi punti, appesantiscono quella di Alessandra Orcese. Ed è soprattutto la presenza di questi elementi, apparentemente tanto superflui quanto fuorvianti, che, a mio parere, influenza il tono della narrazione, rendendolo didascalico, e forse anche svilente nei confronti del lettore.

Per esempio:

- “A che cosa giochiamo?” gli domandò subito dopo. Ma Pinguino non rispose.

vs.

- “A cosa giochiamo? disse Ben. Pinguino non disse niente.


- Che c’è, non sai parlare?” gli chiese Ben. Ma, di nuovo, Pinguino non disse nulla.

vs.

- “Non sai parlare?” disse Ben. Pinguino non disse niente.


- Ben perse la pazienza: prima diede uno spintone a Pinguino, poi gli fece una pernacchia. Ma Pinguino non fece una piega.

vs.

- Allora Ben spinse Pinguino e fece una pernacchia a Pinguino. Pinguino non disse niente.


- Andò a finire che il leone, infastidito da tutto quel chiasso, si mangiò Ben.

vs.

- Leone mangiò Ben perché faceva troppo rumore.

A dire il vero, non avendo sottomano la versione originale in inglese, non posso
dire quale traduzione sia più fedele (anche se scommetterei su quella di Camelozampa). Sta di fatto, comunque, che l’effetto della lettura dei due libri cambia e, a mio parere, non di poco.

Concludendo, “Pinguino” è un classico contemporaneo per bambini che, all’uscita nel 2007, Kirkus Review (autorevole rivista americana di recensioni) ha descritto così: "Visivamente, le contorsioni di Ben e l'aplomb del Leone rimandano al primo Sendak. Sebbene all'inizio non sia chiaro se l'immutabile Pinguino sia un peluche, un animale domestico o qualcosa di completamente diverso, i bambini sapranno, al più tardi alla fine della storia, che questo uccello è un amico".

Una storia di amicizia che racconta di come i bambini (e non solo) proiettano sugli altri ciò che si aspettano da loro e questo a volte crea conflitti e difficoltà nei rapporti.

Una storia che anche dopo tanti anni cattura ancora con la magia dell'immaginazione, fa sorridere e scalda il cuore e, in questa nuova traduzione, ancora di più. Perchè lo sappiamo, i libri belli non invecchiano e, anche se loro sono datati, i bambini, per fortuna, sono sempre nuovi.

Polly Dunbar

Pinguino

Camelozampa, 2021. [40] p. ill.

Età 3+


Polly Dunbar

Perchè non parli?

Mondadori, 2008. [40] p. ill.

Età 3+

 

domenica 11 maggio 2025

QUELLO CHE ABBIAMO GIA' - Verso - Kite


Amin Hassanzadeh Sharif

Verso

Kite, 2025. [32] p. ill.

Età 7+


In una non precisata località un gruppo di animali antropomorfi si lamenta della propria vita: c’è chi è stanco del lavoro, chi del traffico, chi del mangiare le stesse cose nello stesso ristorante, chi non sopporta più la burocrazia. Un giorno, proprio quando il sindaco sta per ricevere l’ennesima telefonata di lamentele, un’astronave atterra in città. Di colore rosso e accompagnata da una musica accattivante, la navicella invita tutti a salire a bordo per raggiungere un pianeta lontano. Carichi di aspettative per un’esistenza migliore e semplificata dalla tecnologia, gli animali salgono e si accomodano all’interno. Il viaggio dura alcuni giorni. Quando l’astronave si ferma, tutti si accalcano per vedere dove sono arrivati e, all’aprirsi delle porte, rimangono senza fiato. Quale realtà nuova li sta per accogliere? In realtà nessun nuovo pianeta, ma il loro stesso, come era una volta, più pulito, verde e rigoglioso. Non potevano aspettarsi niente di meglio.

Cosa possiamo leggere tra le righe di questa storia ricca di rimandi alle narrazioni orwelliane e al biblico episodio dell’Arca di Noé?

Possiamo leggerci la vita delle persone costretta da mille limitazioni, lo stress della quotidianità che molti, spesso, si autoimpongono, le routine noiose che inibiscono la libertà personale. Ma possiamo anche leggerci l’antidoto a tutto ciò, il ritorno ad una vita più semplice e tranquilla in stretto rapporto con la natura. Possiamo leggerci l’importanza del saper gestire il progresso e di non dimenticare la naturalità. Possiamo leggerci l’ottusità in cui le persone spesso si trovano a vivere senza rendersi conto che un’esistenza migliore è possibile: un mondo pulito e naturale c’è già, basta prendersene cura, rispettarlo, valorizzarlo e tornarci a viverlo in pienezza.

Una storia molto stimolante in perfetta linea con uno dei principali filoni che ha caratterizzato la Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna di quest’anno: il tema della sostenibilità, declinato su diversi focus tra cui, appunto, l’ambiente e la valorizzazione di una vita in armonia con sé e col creato.

Una storia dai vari livelli di lettura, ricca di metafore e simboli da riconoscere e da interpretare, e, perciò, adatta a lettori diversi.

Un libro ricco anche per le illustrazioni che attentamente completano il racconto creandone non solo l’ambientazione e l’atmosfera, ma contribuendo con colori e dettagli al contenuto stesso. Osservando gli animali e le loro espressioni si percepisce chiaramente l’evoluzione che subiscono nel passaggio dalla prima alla seconda parte della narrazione fino ad arrivare all’interessante ultima doppia pagina in cui ogni elemento che afferisce alla società umana è eliminato e le bestie corrono libere come puri animali in una foresta rigogliosa.

Per completare il quadro non dimentichiamoci di osservare anche copertina, quarta di copertina ed interni, che, come sempre negli albi illustrati di qualità, sono parte integrante, insieme con il titolo, della narrazione.

Di questo autore è da ricordare anche il bellissimo L’albero azzurroedito anch’esso da Kite e di cui ho scritto su Vita Trentina. 

Amin Hassanzadeh Sharif

Verso

Kite, 2025. [32] p. ill.

Età 7+



Amin Hassanzadeh Sharif

L’albero azzurro

Kite, 2015. [32] p. ill.

Età 6+

 

venerdì 21 marzo 2025

QUALCHE VOLTA SI CADE - Provaci ancora, cucciolo - Terre di Mezzo


Randall de Sève, Kate Gardiner (ill.), Gioia Sartori (trad.)

Provaci ancora, cucciolo.

Terre di Mezzo, 2025. 40 p.

Età 3+


Mamma orso è rannicchiata tra i rami di un albero e sgranocchia una succosa prugna viola. Dal basso, il piccolo la guarda con desiderio, preoccupato di graffiarsi le zampe e di urtare il naso; soprattutto, il piccolo ha paura di cadere a terra. Alla fine l'orsetto cade, “può capitare. E va bene lo stesso”.

Una sana verità di vita.

Il piccolo lettore che sente questa storia e osserva le illustrazioni, comprende rapidamente il gioco di alternanza, tra i tentennamenti dell’orsetto e le risposte incoraggianti di mamma orsa e indovina subito ogni passo successivo, ipotizzando, assieme al protagonista che la risposta della madre non varierà molto. E da questo entrambi i cuccioli (l’orso e il bambino) prendono coraggio.
Il testo, che si limita al dialogo tra mamma e cucciolo, non lo dice, ma le immagini mostrano che piccolo orso sta progressivamente superando le sue apprensioni e si avvicina sempre più alle prugne. E il frutto, descritto con aggettivi sempre più intensi (maturo, succoso, profumato, ...) ad ogni pagina appare più appetitoso.

Randall De Sève ritrae sapientemente mamma orsa come un'amorevole genitore che, con saggezza e incoraggiamento, guida il piccolo orso dall'alto, pur lasciandogli la libertà di commettere errori e di essere anche un po' maltrattato lungo il cammino. E ciò che segue è una gustosa ricompensa: il piccolo orso ottiene la sua prugna viola.

Le illustrazioni di Kate Gardiner rispecchiano la morbida eleganza del testo con una tavolozza tenue piena di violetto lavanda, marrone chiaro e marrone intenso. Gli orsi sono disegnati in modo semplice ma espressivo, come, per esempio, dove l’orsetto è ritratto con le orecchie all'indietro mentre inizia ad arrampicarsi.

Una bella storia di genitorialità e di infanzia, di come spianare la strada senza appianarla.

Un albo illustrato semplice ma estremamente efficace. La tranquilla sicurezza della mamma è contagiosa e non sorprende vedere il suo piccolo superare una paura dopo l'altra.

Un libro morbido e tenero per bambini piccoli, perché sì, crescere significa rischiare, affrontare le paure e superare i propri limiti. I piccoli lo fanno ogni giorno, anche se sanno che a volte si può cadere.

In chiusura una considerazione sulla traduzione del titolo che non vuole essere una sterile critica, ma uno spunto di riflessione.

Il titolo originale di questo libro è “Sometimes we fall” che viene offerto in italiano con Provaci ancora, cucciolo”. Questa versione, secondo me, cambia il punto di vista sulla narrazione. Nella versione inglese il focus è sulla possibilità che ognuno ha di cadere, di fallire, in quella italiana è sull’invito a tentare di nuovo. La narrazione assume, quindi, una portata diversa che nel titolo italiano mette in mano al cucciolo la possibilità di riuscirci, se continuerà a provare, mentre in quello inglese sembra esserci maggiore accettazione che si può anche fallire. Una sottigliezza? Forse.


Randall de Sève, Kate Gardiner (ill.), Gioia Sartori (trad.)

Provaci ancora, cucciolo.

Terre di Mezzo, 2025. 40 p.

Età 3+

giovedì 2 gennaio 2025

LA MAGIA DEI NONNI - Kate che voleva diventare un nonno - Sinnos

Kate, la bambina che voleva diventare un nonno

Signe Viska, Elina Braslina (ill.)

Sinnos, 2024. 36 p.

Età 5+

Si sa che il rapporto tra nonni e nipoti è sempre speciale. Il nonno è una figura affascinante che, raffrontato al genitore, di solito ha per il bambino un impatto diverso. Il nonno è permissivo, sa tante cose, racconta storie e nelle sue tasche c’è sempre qualcosa di speciale. Sono queste e molte altre le motivazioni che portano Kate a rispondere “il nonno” alla domanda “cosa vuoi fare da grande?”

Kate, bambina dal forte carattere, passionale e determinata, è la protagonista di questo albo illustrato interessante e originale. La sua ambizione è sostenuta da ciò che vede nel nonno, una persona tranquilla che vive una vita calma e pacifica. Il mondo del nonno è semplice e per questo attraente e Kate pensa che per entraci si debba assomigliare esteriormente al nonno. Così si ingegna per avere mani grandi, tasche capienti e capelli bianchi. Il nonno sta al gioco e fa sentire la bambina un “vero nonno”.


Il valore di questo libro, oltre che nell’originalità della storia, sta anche nella sua narrazione che risulta da un equilibrato rapporto tra immagini e parole. Il testo è divertente e incalzante, facile per la lettura autonoma, ma non semplicistico. Il font di grandi dimensioni e le caratteristiche
di alta leggibilità lo rendono adatto per i primi lettori impegnati nel complesso passaggio dall’ascoltare al leggere, dai libri con tante figure a quelli che progressivamente passano alla sola parola scritta. La caratterizzazione grafica di Kate, poi, è molto azzeccata nella sua unicità e vividezza. Anche la tecnica a matita colorata è interessante e rende le figure molto dinamiche, oltre che farle risultare una sorta di invito per i bambini a copiarle per far sì che questa storia entri ancora di più nel loro immaginario e la possano poi rielaborare in autonomia.


 

mercoledì 25 settembre 2024

C'E' MA NON SI VEDE - Ludwig e il rinoceronte

Ludwig e il rinoceronte

Noemi Schneider, Golden Cosmos (ill.), Lia Bruna (trad.)

Orecchio Acerbo, 2024. 40 p.

Età 7+


Capita molto più spesso di quanto si pensi di fare filosofia con i bambini. Molte volte, infatti, argomentare con loro su un qualsiasi argomento è un vero e proprio esercizio di analisi e di confutazione filosofica. Allo stesso modo i loro giochi di parole e di fantasia possono mettere alla prova la capacità di visione e di interpretazione di chi gli sta vicino, facendogli dubitare di ciò che vede o non vede. Non tutto ciò che non si vede, infatti, per esempio, non esiste. Come il rinoceronte protagonista di questa storia.

E’ sera e Ludwig è già in camera sua pronto per andare a dormire. Il suo papà sta per entrare nella stanza per augurargli buonanotte, quando sente che il bambino sta parlando con qualcuno. Entra e gli chiede con chi è che parla e Ludwig gli risponde che sta parlando con un rinoceronte. Il papà prima sostiene che è impossibile perché un rinoceronte sarebbe troppo grande per entrare nella cameretta. Poi, invitato dal figlio, guarda dappertutto, ma non lo vede, anche se il bambino gli indica dove si trova: dietro la porta, sotto il letto, nell’armadio … . Tra i due nasce così una discussione interessante su ciò che c’è ma non si vede, come è il caso, per esempio, della luna.


Tutto il contenuto di questo albo si gioca su ciò che il bambino immagina e vede con gli occhi della fantasia, ciò che il suo papà non vede, e ciò che il lettore può vedere da fuori.

Per chi è più afferrato in filosofia, il rimando a Ludwig Wittgestein è chiaro. Ma il valore di questa storia non presuppone nessuna competenza pregressa nel campo. Deduzione, logica, osservazione, dialettica ne sono gli elementi fondanti, che composti creano una narrazione che fa nascere molte domande, senza dare nessuna risposta definitiva e che, perciò, mette in moto pensieri e ragionamenti.

D’altra parte si può considerare questo libro anche esempio di come si possono usare le storie per spiegare le cose, o di come le storie in sé illustrino le cose, senza bisogno di tante spiegazioni teoriche. Chi racconta e spiega qualcosa a chi, in questa storia, è poi comunque da vedere. Anche se la punteggiatura orienta in un certo modo “tradizionale” indicando il piccolo come quello che non sa (le sue frasi, infatti sono quasi tutte domande) e l’adulto come quello che sa, o crede di sapere (le sue espressioni terminano tutte o quasi con il punto esclamativo). Che poi sia effettivamente così, è un altro discorso.

Molto interessanti, infine, anche le fantastiche illustrazioni dal sapore “espressionistico”: vigorose pennellate di colori molto forti e poco probabili come il giallo dei visi di Ludwig e del suo papà e l’azzurro del rinoceronte. Illustrazioni che giocano con il cambio di prospettiva focalizzando sul rinoceronte come fulcro dell’osservazione che si muove sulle pagine entrando ed uscendo dal campo visivo di chi sta sulle pagine, ma rimanendo sempre presente in quello del lettore.

Nel complesso questa è una bella storia che può catturare l’interesse e l’attenzione tanto dei piccoli quanto dei grandi.

 

Noemi Schneider, Golden Cosmos (ill.), Lia Bruna (trad.)

Ludwig e il rinoceronte

Orecchio Acerbo, 2024. 40 p.

Età 7+