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venerdì 21 agosto 2026

La timidezza: un polpo che si muove nella pancia – UN PUNTO DOPO L’ALTRO - Uovonero


Anne Becker, Anna Patrucco Becchi (trad.)

Un punto dopo l’altro

Uovonero, 2026 – 171 p.

età 12+

Madame Timidezza, il polpo dal «corpo grosso, goffo e flaccido» che abita nel ventre di Matea, detta Mats, a volte si agita, si muove e genera quella sensazione travolgente che la fa tacere completamente quando è fuori casa. Un'occasione d'oro per la sua compagna di classe Fabienne, che non manca mai di lanciarle cattive frecciatine e che ora ha anche portato dalla sua parte Charlotte, l'unica amica di Mats. Mats non ha altri amici e trascorre il tempo libero lavorando all’uncinetto come le ha insegnato una vecchia vicina che non c’è più. Così, a portare colore e calore nella vita di Matea sono ormai solo i gomitoli di lana, con i cui fili trasforma e abbellisce di nascosto gli spazi pubblici, come alberi e staccionate. Una sorta di street art all’uncinetto, chiamata anche guerrilla knitting, che non è proprio consentita, ma in molte città viene tollerata. Questa attività è un segreto che condivide solo con la strana Ricky, nuova arrivata nella sua classe e dalla quale tutti gli altri la mettono in guardia. Mats e Ricky diventano amiche, si sostengono e si difendono a vicenda. E, un giorno, Mats scopre il lato oscuro che si nasconde dietro il comportamento di Ricky e capisce tante cose.

Mats e Ricky non potrebbero essere più diverse: Mats, che non parla con gli estranei, proviene da una famiglia benestante di pastori protestanti e cresce in un ambiente protetto. A scuola, però, non se la cava molto bene perchè a causa del suo mutismo viene considerata strana dagli altri studenti e in alcuni casi è persino vittima di bullismo. Nel corso del romanzo, inoltre, si viene a sapere che anche Charlotte, la sua unica amica, in realtà lo è solo su richiesta della madre.

Dall’altro lato c’è Ricky che, spavalda e piuttosto sicura di sé, sa farsi valere. A lei non importa cosa pensano gli altri di lei, ma la sua durezza si scopre nascondere molti problemi: non ha una vera casa, vive con la madre un po’ qui e un po’ là e la povertà le pesa. A causa della sua infanzia difficile, a volte conosce e ricorre alla violenza, tende a rubare e sta fuori fino a tarda sera.

In “Un punto dopo l’altro” Anne Becker racconta con calore ed empatia, una storia di amicizia speciale, a tratti dura, ma originale e ricca di umorismo, con personaggi ben caratterizzati e dialoghi verosimili.

Il romanzo descrive questa amicizia in modo molto interessante. La narrazione è organizzata su due piani: a capitoli alterni troviamo il racconto in prima persona di Mats che parte dall’inizio e la trascrizione dei messaggi vocali che lei lascia a Ricky con i suoi tentativi, a ritroso, di riparare ciò che è andato in frantumi. Questo espediente crea una forte tensione fin dalle prime pagine. È chiaro che sia successo qualcosa, ma non si sa cosa né come sia successo e, in più, il finale rimane aperto, lasciando intuire un possibile seguito.

Questo romanzo mostra bene come come funziona la buona letteratura: Anne Becker ci risparmia etichette pregiudizievoli, riflessioni morali e spiegazioni pedagogiche. Offre invece vivaci istantanee della vita quotidiana di due ragazzine emarginate e collega con grande naturalezza ambienti contrastanti, facendo intuire ai giovani lettori che nelle persone c’è molto di più di quanto possiamo percepire dall’esterno.

Una storia coinvolgente, dal ritmo ben sostenuto fino alla fine. Una storia che parla di paure e bullismo, differenze sociali, di amicizia, di fiducia, di primi amori e di famiglia: un insieme di tematiche, alcune spinose, che riguardano le ragazze protagoniste come le loro lettrici e i loro lettori. Un buon esempio di letteratura per ragazzi che fa riflettere e allo stesso tempo offre intrattenimento. Una buona lettura, secondo me, per i ragazzi dagli 11-12 anni adatta anche agli adulti. Trovo solo un po’ fuorviante l’indicazione dell’età delle ragazze (17 anni) nella sinossi sul risvolto di copertina. Nel testo non è mai scritto quanti anni hanno, ma sembrerebbe meno, e quel “17 anni”, secondo me, influenza la scelta del target d’età da cui proporlo.

 

Anne Becker, Anna Patrucco Becchi (trad.)

Un punto dopo l’altro

Uovonero, 2026 – 171 p.

età 12+

venerdì 7 agosto 2026

Quando le parole si trasformano - TELEFONO SENZA FILI - Nomos

Andrea Tuschka, Rebekka Stelbrink (ill.), Anna Becchi (trad.)

Telefono senza fili.

Nomos, 2026, p. 32

Età 4+


E’ provato che quando, all'interno di un'azienda o di un’organizzazione, un'informazione viene trasmessa attraverso cinque passaggi consecutivi, alla fine arriva soltanto circa il 20% del messaggio originale. Il fenomeno del telefono senza fili – in apparenza semplice gioco per bambini – è diventato particolarmente significativo nel nostro tempo. Come accade nel gioco, tutte le notizie, anche e soprattutto quelle false, spesso si diffondono passando di persona in persona, e nei passaggi vengono arricchite, esagerate e trasformate.

Così, accade in questa storia.

Orso e Topo sono migliori amici. Un bel giorno, però, litigano furiosamente. Accecato dalla rabbia, Orso se ne va a casa, e Topo, pieno di risentimento, gli manda a dire che non vuole mai più vederlo! Ma il messaggio, che dovrebbe arrivare fino alla tana di Orso sulla cima della montagna, passando di bocca in bocca tra bisbigli e parole borbottate, giunge completamente diverso da come era stato pensato. Ma questo è una fortuna per i due amici, perché entrambi pentiti di aver litigato, sentono moltissimo la mancanza l'uno dell'altro. E dato che il messaggio è completamente cambiato, a questo punto nulla ostacola più la loro riconciliazione.

Chi conosce il gioco del "telefono senza fili" già dal titolo avrà capito che in questa storia non tutto va secondo i piani. Ma a volte è un bene se il destino – o, come in questo caso, un messaggio borbottato e stravolto – ci mette lo zampino.

«Orso, non ti voglio più bene,
non tornare mai più da me!
Avevo ragione io nel nostro litigio
e non mi dispiace affatto!»

Il messaggio passa attraverso un castoro tremolante, una lepre con il naso tappato, una marmotta che borbotta, una colomba quasi sorda e una talpa brontolona. Naturalmente, quando arriva all'Orso, il testo è completamente cambiato:

«Orso, lo sai che ti voglio tanto bene.
Ti prego, torna qui da me!
Avevi ragione tu nel nostro litigio
e mi dispiace terribilmente!»

E la storia si conclude in modo lieto.

«Entrambi dovettero ammettere che essere arrabbiati era stato davvero faticoso. E non era affatto una bella sensazione! I due amici promisero di non separarsi mai più dopo un litigio. Poi mangiarono il dolce al miele, sorrisero raggianti e chiacchierarono di tutto e di niente. Perché il loro mondo era finalmente tornato in perfetto ordine

Una favola sul valore delle scuse, sulle conseguenze (in questo caso positive) dei fraintendimenti e su un raro caso in cui un'informazione deformata non provoca un conflitto, ma conduce, paradossalmente, alla riconciliazione.

Una splendida storia sull'amicizia, con i suoi alti e bassi, sui limiti e sulle possibilità delle parole.

Per dare vita alla storia di Andrea Tuschka, l’illustratrice, Rebekka Stelbrink ha composto le immagini con grande cura artistica, assemblando moltissimi piccoli ritagli, successivamente colorati con acquerelli e colori acrilici. Ha creato, così, originali, coloratissimi e delicati collage capaci di immergere il lettore in suggestivi mondi tridimensionali con un delicato effetto simile a un diorama.


Andrea Tuschka, Rebekka Stelbrink (ill.), Anna Becchi (trad.)

Telefono senza fili.

Nomos, 2026, p. 32

Età 4+

 

venerdì 30 maggio 2025

E' LO STESSO LIBRO, MA NON SEMBREREBBE - Pinguino - Camelozampa. (Nuove edizioni, nuove traduzioni - 5)

Polly Dunbar

Pinguino

Camelozampa, 2021. [40] p. ill.

Età 3+


In questi giorni facendo delle ricerche bibliografiche per i vari progetti che sto seguendo, mi è capitato di leggere “Pinguino”, un albo di Polly Dunbar e nella mia mente è subito nata un’associazione con una storia che ricordavo simile. Incuriosita ho cercato di trovare l’altro libro e ho scoperto che questa stessa vicenda del bambino Ben che ha ricevuto un pinguino in regalo, era stata pubblicata da Mondadori nel 2008 con il titolo “Perchè non parli?”.

Confrontare le due versioni è stato per me inevitabile e mi ha dato modo di fare
alcune riflessioni sull’importanza del “vestito” di un libro (titolo e copertina) e la differenza che possono fare la traduzione e la forma linguistica in un libro.

La storia è la stessa: Ben è felice per aver ricevuto in regalo Pinguino. Pinguino, però, non dice una parola e rimane impassibile davanti a tutti i tentativi del bambino di farlo reagire: smorfie, balletti, la verticale, un lancio nello spazio … niente smuove Pinguino. Quando, però, Ben viene mangiato da un leone, Pinguino tira fuori la sua grinta, a modo suo, racconta tutto quello che è successo e la storia finisce con tutta la dolcezza di un abbraccio.

Procedendo al confronto, posso dire che, prima di tutto, il titolo “Perchè non parli?” fornisce fin da subito una linea di lettura con un’idea ben precisa da cui partire. Molto più aperto e neutro è l’approccio suggerito dal semplice “Pinguino” come titolo (che, tra il resto, è anche il titolo della versione originale inglese) che mette il lettore in piena libertà di avvicinarsi alla storia con le più ampie ipotesi su ciò che potrà trovare. La domanda, “Perchè non parli?”, inoltre, mette fin da subito in opposizione il bambino e l’uccello, come se quest’ultimo debba per forza comportarsi come Ben vuole, e, nello specifico, reagire come un essere umano. Questo atteggiamento, secondo me, è anche sottolineato dall’immagine in copertina che nella versione della Mondadori mostra Ben che, contrariato dal mutismo dell’animale, fa la linguaccia a Pinguino. Attonita, invece, l’espressione di Pinguino sulla copertina che ha scelto Camelozampa, la stessa dell’edizione inglese.


Anche nelle due traduzioni si trovano delle differenze che mettono in evidenza, a parer mio, una sorta di conduzione nell’interpretazione per quanto riguarda l’edizione del 2008, rispetto a quella più recente. La traduzione di Sara Saorin è più “pulita”, essenziale, senza i giri di parole, gli avverbi e i molti “ma” (congiunzione avversativa) che, in diversi punti, appesantiscono quella di Alessandra Orcese. Ed è soprattutto la presenza di questi elementi, apparentemente tanto superflui quanto fuorvianti, che, a mio parere, influenza il tono della narrazione, rendendolo didascalico, e forse anche svilente nei confronti del lettore.

Per esempio:

- “A che cosa giochiamo?” gli domandò subito dopo. Ma Pinguino non rispose.

vs.

- “A cosa giochiamo? disse Ben. Pinguino non disse niente.


- Che c’è, non sai parlare?” gli chiese Ben. Ma, di nuovo, Pinguino non disse nulla.

vs.

- “Non sai parlare?” disse Ben. Pinguino non disse niente.


- Ben perse la pazienza: prima diede uno spintone a Pinguino, poi gli fece una pernacchia. Ma Pinguino non fece una piega.

vs.

- Allora Ben spinse Pinguino e fece una pernacchia a Pinguino. Pinguino non disse niente.


- Andò a finire che il leone, infastidito da tutto quel chiasso, si mangiò Ben.

vs.

- Leone mangiò Ben perché faceva troppo rumore.

A dire il vero, non avendo sottomano la versione originale in inglese, non posso
dire quale traduzione sia più fedele (anche se scommetterei su quella di Camelozampa). Sta di fatto, comunque, che l’effetto della lettura dei due libri cambia e, a mio parere, non di poco.

Concludendo, “Pinguino” è un classico contemporaneo per bambini che, all’uscita nel 2007, Kirkus Review (autorevole rivista americana di recensioni) ha descritto così: "Visivamente, le contorsioni di Ben e l'aplomb del Leone rimandano al primo Sendak. Sebbene all'inizio non sia chiaro se l'immutabile Pinguino sia un peluche, un animale domestico o qualcosa di completamente diverso, i bambini sapranno, al più tardi alla fine della storia, che questo uccello è un amico".

Una storia di amicizia che racconta di come i bambini (e non solo) proiettano sugli altri ciò che si aspettano da loro e questo a volte crea conflitti e difficoltà nei rapporti.

Una storia che anche dopo tanti anni cattura ancora con la magia dell'immaginazione, fa sorridere e scalda il cuore e, in questa nuova traduzione, ancora di più. Perchè lo sappiamo, i libri belli non invecchiano e, anche se loro sono datati, i bambini, per fortuna, sono sempre nuovi.

Polly Dunbar

Pinguino

Camelozampa, 2021. [40] p. ill.

Età 3+


Polly Dunbar

Perchè non parli?

Mondadori, 2008. [40] p. ill.

Età 3+

 

giovedì 30 gennaio 2025

QUANDO CONVIENE ESSERE SE STESSI - L'abito non fa il lupo - Giralangolo

L’abito non fa il lupo.

Sid Sharp, Miriam Pedata (trad.)

Giralangolo, 2024

Età 7+

Mettersi nei panni, o meglio, nella pelle degli altri di solito è un buon esercizio. Non, però, nella storia raccontata da Sid Sharp in “L’abito non fa il lupo” edito da Giralangolo.

Si tratta della vicenda di Greg Depecoris, una dolce pecora amante dei fiori e delle more, che non desidera altro che vivere in tutta tranquillità nella sua casetta passando il tempo cucendo trapunte colorate. Purtroppo, però, ogni tanto deve uscire per procurarsi del cibo e, ogni volta, rischia di diventare il pranzo di qualcun altro. La foresta intorno alla sua casa, infatti, è piena di lupi e ogni uscita potrebbe essere l’ultima. Così, un giorno, stanco di vivere nella paura, a Greg Depecoris viene l’idea di mettere in campo le sue abilità sartoriali per cucirsi un abito da lupo. Detto fatto, il costume è presto cucito con tanto di orecchie a punta, naso lungo e coda pelosa. Travestito e sicuro di sé, Greg esce per rendersi conto, però, che essere lupo lo mette di fronte alla situazione di agire da lupo a sua volta e, soprattutto, di dover interagire con gli altri lupi. Così mascherato, però, non può esimersi dal fare il lupo e finisce con l’accordarsi con gli altri per trovarsi la sera a ululare insieme alla luna.

Muovendosi tra i cespugli della foresta, però, il costume da lupo incomincia a scucirsi e a lasciar vedere la lana bianca. La situazione sembra senza uscita, ma in realtà svela una piacevole sorpresa.

Questa di Greg è una storia divertente e simpatica. Raccontata a fumetti e divisa in quattro capitoli, è adatta ai bambini intorno ai 7 anni, quando incominciano a leggere da soli e cercano storie un po’ “corpose” ma non “troppo scritte”. In questo libro la trama non è banale né subito risolta, ma allo stesso tempo il testo non sovraccarica le coloratissime tavole che lo aiutano nella narrazione della vicenda che, in questo modo, può godere di tutto lo spazio di cui ha bisogno. Greg Depecoris è un personaggio ben delineato e ogni fase della sua storia è ben articolata, il tutto senza compromettere il ritmo sostenuto della storia.

Interessante lo stile delle illustrazioni che sono semplici ma non banali, con dettagli sufficienti a mantenere il lettore visivamente impegnato, anche perché importanti per lo svolgimento della trama.

Una grafica accattivante, non troppo spaventosa (considerato che il libro può essere proposto anche in lettura condivisa ai bambini un po’ più piccoli), in alcuni punti abbastanza realistica (soprattutto le espressioni del viso di Greg) e capace di rendere la visione dei lupi divertente per il lettore e molto vicina a quella che si può presumere abbia una pecora spaventata.

Sid Sharp usa l'ironia per sbeffeggiare il timore degli altri, mettendoci di fronte alle maschere che indossiamo per paura di non essere accettati. E tra una risata e l'altra, sarà bello chiedersi: ma noi, veramente, chi siamo?

Nel complesso un libro che si apprezza per il modo diverso di rappresentare pecore e lupi e per, sotto sotto mostrare, che le maschere che a volte le persone indossano per essere accettate, non sempre funzionano. Anzi, per trovare dei veri amici è molto meglio essere se stessi. Quando, poi, ansie, paure e difficoltà si affrontano insieme, tutto sembra meno spaventoso e difficile. Anche perché, forse, non tutti sono lupi come sembrano.

Un umorismo intelligente che, evidenziando le pressioni del conformismo, ribalta la più “comune” immagine del lupo travestito da pecora.


Sid Sharp, Miriam Pedata (trad.)

L’abito non fa il lupo.

Giralangolo, 2024

Età 7+

martedì 30 luglio 2024

LA COSA NERA: GUARDARSI DENTRO PER GUARDARE FUORI

Kiyo Tanaka,

La cosa nera.

Topipittori, 2023. 72 p.

Età 4+

Si può fare amicizia con una “cosa nera” dagli occhi grandi e scuri, che compare all’improvviso sul muro e solo tu la puoi vedere? Certo. E se sei una bambina curiosa l’amicizia nasce subito. E’ questa, in fondo, la storia raccontata in questo albo illustrato. La “cosa” non parla, ma si fa capire benissimo e giorno dopo giorno, la bambina si fida sempre più di lei e la segue sotto una staccionata e dentro una casa a bere il tè e ad entrare in un armadio misterioso che le porta in un mondo fantastico fatto di natura, di giochi e di luci. Un posto segreto il cui accesso non può non far pensare all’incipit delle Cronache di Narnia. Ma, ovviamente, la storia non è la stessa.

Il testo è ridotto al minimo, e potrebbe anche non esserci: come in un silent book la narrazione regge benissimo anche solo con le immagini. Ma, d’altra parte, le poche parole sono preziose perché ci mettono direttamente in contatto con l’io della bambina (è, infatti, un racconto in prima persona dei pensieri della bambina) e ci fanno vivere con lei questa tanto strana quanto meravigliosa avventura.

Non è un libro inquietante, anzi. La cosa nera non fa paura, ma è accogliente e rassicurante, invita a fidarsi di lei e a seguirla. L’invito non è solo per la bambina, ma anche per il lettore che, incuriosito, divora con gli occhi le pagine una dopo l’altra e insieme a lei entra in questo mondo parallelo.

Un libro leggero nei tratti delle illustrazioni tutte in bianco e nero, nella fisionomia della bambina e della cosa, nelle poche parole scelte con cura, nell’evoluzione della narrazione. Una storia che è nel mondo reale, la bambina all’inizio va a scuola e alla fine incontra il suo papà, ma anche in quello onirico e immaginifico nel suo vedere e seguire la cosa nera. E il passaggio tra i due mondi che si intersecano, come viene rappresentato? Con il fiore che la cosa nera regala alla bimba prima di lasciarla e che lei tiene ancora in mano quando incontra il suo papà. Come un bizzarro amico immaginario, la cosa nera rappresenta la capacità dei bambini di vivere nella fantasia e di crearsi mondi personalissimi in cui giocare, divertirsi, ma, in fondo, anche confrontarsi con se stessi, capirsi, mettersi in gioco, abbandonarsi.

Non voglio qui dare un’interpretazione più specifica a questa cosa nera: ogni lettore, grande o piccolo, provi a mettersi nei panni della bimba e a pensare ciò che questo essere può rappresentare. Sicuramente ogni visione è quella giusta.

Un libro semplice, pulito, essenziale ma ricchissimo.

Questo libro ha ricevuto il Premio Andersen 2024 come miglior albo illustrato con questa motivazione: Per la non comune capacità narrativa di tavole limpide e precise. Per la capacità di rendere con cordiale misura lo sguardo magico dell’infanzia. Per l’incantevole misura con cui l’autrice ha saputo creare un mondo parallelo ricco di affabili e poetiche sorprese.

Se lo merita tutto.

lunedì 26 febbraio 2024

SCOPRIRE L'AMICIZIA

Davide Calì, Richolly Rosazza (ill.)

E’ primavera Signor Alce!

Kite, 2024. 32 p.

Età +5


Davide Calì, Richolly Rosazza (ill.)

Il Signor Alce

Kite, 2021. 36 p.

Età +5

 

Il Signor Alce è un tipo solitario e molto abitudinario. Lo abbiamo conosciuto qualche anno fa quando, nel prepararsi all’inverno, ha scoperto che le tarme avevano distrutto il suo maglione rosso. Non potendolo aggiustare, ha deciso con fatica di andare a comperarne un altro. Andare tra la gente, soprattutto chiacchierona e invadente, è per lui una vera tortura. Così, arrivato al negozio, si guarda velocemente in giro e compra un maglione identico a quello che aveva. Veloce torna a casa e, solo come sempre, torna alle sue occupazioni. Un giorno, mentre è nell’emporio per dei croccantini per la gatta, viene a sapere che il Signor Bruno, l’orso carpentiere, si è rotto una gamba ed è costretto a stare a casa. Per fortuna alcuni abitanti del villaggio si sono offerti di andarlo ad aiutare, e così anche il Signor Alce inizia a fargli visita. In realtà gli altri non vanno a casa di Bruno con grande assiduità, mentre Alce sì e, pian piano, tra loro nasce una timida amicizia.

Da allora il Signor Alce è un po’ meno solitario e la sua routine fatta di vita in casa con la gatta Morgana a occuparsi delle sue cose e mangiando torta di cipolle, biscotti, castagne, crostate, funghi e strudel, è solo un lontano ricordo.

Con il signor Bruno, infatti, sono diventati migliori amici e si fanno visita quotidianamente spartendo il tepore del focolare casalingo di uno o dell’altro, te e biscotti, qualche parola e molti silenzi. Alce e Bruno, infatti, non hanno molto da dirsi. La loro amicizia, però, è comunque sincera perché tra loro ogni cosa non ha bisogno di spiegazione e nasce dal cuore.

Nessuno dei due avrebbe mai detto, che dopo una vita in solitudine avrebbero scoperto la bellezza dell’amicizia.



Nel secondo libro appena pubblicato si racconta di Alce e di Bruno che in vista della bella stagione pensano di andare a pescare insieme. Alce ricorda di avere due canne da pesca nel suo magazzino, ma c’è troppo disordine e non riesce a trovarle. I due amici iniziano, così, a riordinare il capanno: c’è così tanta roba che non ci si muove. Pian piano tutto entra nelle scatole o viene buttato e, alla fine, ovviamente, le canne da pesca saltano fuori.

Le storie “Il Signor Alce” e “E’ primavera Signor Alce!” sono due storie lineari con una narrazione scorrevole accompagnata da illustrazioni dai colori tenui e caldi. L’atmosfera che si percepisce leggendo e osservando queste pagine è un’atmosfera di pace e tranquillità. La vita dei due scorre lenta e senza grandi scossoni, non si agitano, non perdono la pazienza. Anche l’ambiente dove vivono è pacifico. Difronte a tanta calma, i lettori non possono rimanerne staccati. Pagina dopo pagina, infatti, questo stato di quiete si trasmette anche a loro, a chi legge per sé, a chi legge ad alta voce per gli altri, a chi ascolta.

Anche la natura riflette in queste storie due momenti di particolare tranquillità nel corso dell’anno quali sono l’arrivo dell’autunno, nel primo libro, e quello della primavera nel secondo. Autunno e primavera, infatti, sono due stagioni di passaggio, dalle caratteristiche meno definite e impattanti della calda estate o del freddo inverno. Rappresentano rispettivamente un momento di abbandono verso il sonno e il riposo dell’inverno e il momento del risveglio verso l’estate. E la vita di Alce e di Bruno segue i ritmi lenti e cadenzati delle stagioni, rispecchiandone l’atmosfera.

Le illustrazioni di Richolly Rosazza con il suo tipico stile onirico e sognatore, sono perfette per queste narrazioni. L’uso delicato del colore è attento e studiato per sottolineare le sfumature delle stagioni, del carattere dei personaggi, delle relazioni tra di loro, delle loro emozioni. Un approccio ben diverso dalla standardizzazione dei colori delle emozioni e degli stati d’animo che si ritrovano in tanti libri tutti uguali per la gamma cromatica piatta troppo facilmente riconoscibile in tutti. Come l’uso dei colori, anche la realizzazione grafica di Rosazza è molto incisiva. Si tratta di figure suggestive, fantastiche e meravigliose che narrano col testo di situazioni reali e concrete. Figure bizzarre e inconsuete, curiose e attraenti, ricche di potenza comunicativa.

Quelle del Signor Alce sono due storie perfette per un momento di coccola, per una pausa dal caos della giornata, per avvicinarsi al momento della nanna.


lunedì 20 novembre 2023

OSSERVANDO LE FARFALLE

Anna Lavatelli

Operazione Vanessa

Sinnos, 2023. 117 p.

Età +11

Chi l’ha detto che una vacanza a casa della zia sia una noia mortale?

Ne è convinto Giacomo, costretto dalla mamma a passare la convalescenza dopo una broncopolmonite a Corciago, frazione del comune di Nebbiuno in provincia di Novara. Dopo l’ultima visita di controllo, Giacomo si sente bene e, non l’avrebbe mai detto prima, ha voglia di tornare a scuola, alla sua routine, ai suoi amici. Il medico, però, ha suggerito un periodo di convalescenza e la casa della zia Maura nei piccolo paesino di montagna, sembra la soluzione migliore.

Giacomo è arrabbiato, non vuole andare, non conosce molto questa zia nubile che vive lì da sola e che sicuramente non gli farà usare liberamente il tablet, perché così ha detto la mamma. Sarà una noia mortale. Il soggiorno inizia sotto il peggiore degli auspici. Dopo poco, però, Giacomo deve ricredersi e mai avrebbe detto che quando la mamma torna per farlo tornare a casa, non vuole. Anzi, chiede di finire l’anno scolastico lì.

Cos’è successo? E’ successo che zia Maura non è poi così noiosa, che in giro per il paese si può passeggiare liberamente e scoprire varie cose, ma, soprattutto, è successo che la zia ha un’amica dell’età di Giacomo, Serena, che al momento è impegnata in un’appassionante ricerca e progetto di osservazione delle farfalle Vanessa. La simpatia e l’entusiasmo di Serena sono travolgenti e Giacomo non resiste. Prima che di rendersene conto, non solo è impegnato a “piacere” a Serena, ma si trova anche molto coinvolto dalla ricerca sulle farfalle.

Grazie a queste nuove esperienze Giacomo impara a conoscersi meglio, a capire e rispettare gli altri e, soprattutto, ad essere se stesso, impegnandosi in qualcosa che lo interessa veramente tanto.

Con la sua prosa lineare ma ricca e attenta, Anna Lavatelli ci regala una storia di crescita in cui è facile per i ragazzini ritrovarsi. Una storia semplice, ma non banale in cui sono presenti, senza ostentazione, tutti gli elementi di relazione e di (possibile) scontro tra adulti e pre-adolescenti in famiglia e fuori. Particolare attenzione è data all’importanza degli spazi propri che i ragazzi devono poter avere, all’autenticità del loro essere e dei loro rapporti con i pari quando si sentono liberi e alla spontaneità di relazione di cui sanno essere capaci. 

e.v. 20/11/2023

Anna Lavatelli

Operazione Vanessa

Sinnos, 2023. 117 p.

Età +11

lunedì 10 aprile 2023

PERLE NERE TRA I CARUGGI

Antonella Botti

Sciamadda

Giralangolo, 2023. 153 p.

Età +12

Clelia è una ragazzina sveglia e intelligente pronta a partire per l’America con i suoi genitori. All’ultimo momento, però, viene lasciata a casa della zia Elena, donna ricca e severa dal passato misterioso. La delusione della ragazza per la decisione dei genitori è tanta e altrettanta la rabbia per essere stata abbandonata. Nel suo impeto d’ira strappa alla zia la collana di perle nere che ha al collo e scappa verso il porto con una di queste in mano. Qui incontra una vecchia mendicante che le profetizza che tutto tornerà a posto quando avrà ricomposto qualcosa che si è rotto. In cambio di questa profezia, prima di parlare, l’indovina le chiede la perla che ha in mano. Inizia così l’avventura segreta di Clelia che deve ritrovare la perla per ridare alla zia la collana strappata. Oltre alla collana, chiara metafora della storia della zia e del suo rapporto con Clelia, nella vicenda di questo breve romanzo hanno un ruolo importante Sebastiano, ragazzo del porto che aiuta Clelia a recuperare la perla, Giorgio, il maggiordomo della zia e lo spirito di Alberto, figlio della zia, morto in viaggio ed evocato nel corso di due sedute spiritiche.

La storia di Clelia è ambientata a Genova all’inizio del secolo scorso e in dialetto ligure “sciamadda” significa “fiamma”. La fiamma è quella del coraggio e della determinazione con cui lei affronta tutte le difficoltà che le si parano davanti dopo che è stata lasciata con la zia.

Una storia interessante scritta bene, ma cui non è stato dato sufficiente spazio per potersi sviluppare a sufficienza in tutti i molteplici temi che tocca. La figura di Clelia stessa, come quella della zia Elena, risulta appena abbozzata, mentre le vicende che vive avrebbero avuto modo di darle una consistenza ben diversa.

Intrigante, anche se molto insolita in un romanzo per ragazzi, la descrizione di una seduta spiritica come era in voga organizzarne tra le signore benestanti agli inizi del ‘900.




domenica 2 ottobre 2022

Africa, sto arrivando!

Juris ZvirgzdiņŠ – disegni di Reinis Petersons e traduzione di Margherita Carbonaro

Rinoceronte alla riscossa

Sinnos, 2019. 142 p. - € 13,00

Età +9

Avventura e animali sono due ingredienti che i ragazzini amano trovare nelle storie che leggono. Le storie che li contengono sono coinvolgenti, divertenti, a volte rocambolesche. “Rinoceronte alla riscossa” è una di queste. Racconta di un lungo viaggio che Mufà e Ibu intraprendono dalla Norvegia alla lontana Africa, via terra e via mare, attraversando mezza Europa. Mafù è un rinoceronte bianco, una rarità, nato e allevato nel serraglio del signor Fratellini, in cui lavora lo stesso Ibu, un ragazzo africano che nel circo si guadagna il necessario per mantenersi agli studi. Ibu ama le lingue straniere e la geografia. Mafù, invece, è un cucciolo con alle spalle una storia familiare poco piacevole. Nel momento in cui il Signor Fratellini deve chiudere l’attività, perché gli affari non vanno molto bene, i due si ritrovano a ripercorrere alla rovescia, il viaggio che entrambi tempo prima hanno fatto, in tempi e modi diversi, dall’Africa all’Europa. Ritornare a casa, però, è più facile a dirsi che a farsi. Prima servono i soldi, poi un passaggio, poi bisogna evitare la curiosità e la malvagità di molte persone, poi … . Il loro viaggio attraverso l’Europa diventa una vera e propria avventura dove i due gustano cibi, ammirano paesaggi, subiscono gli sguardi pieni di pregiudizi, ma ogni giorno imparano anche qualcosa e insegnano qualcosa a chi ha la fortuna di incontrarli.

Juris ZvirgzdiņŠ, grande autore lettone per ragazzi, costruisce un racconto che si legge d’un fiato, con uno sguardo ironico sull’Europa, sui suoi abitanti e sulle persone che in Europa cercano una nuova vita. In queste pagine si racconta la sacralità dell’amicizia, la ricerca delle origini e della casa, la ricchezza delle culture, la salvaguardia degli equilibri naturali per il rispetto di tutti, uomini compresi. Un libro stampato con la font Leggimi ad alta leggibilità, studiata apposta per facilitare la lettura e sostenere i bambini nel loro diventare grandi lettori.

Un libro che diverte e mentre diverte, insegna molte cose, ma senza pendanteria. Un libro che con leggerezza affronta tematiche importanti della nostra attualità e con le quali i ragazzini entrano in contatto più o meno consapevolmente ogni giorno e sulle quali riflettono, forse più di quanto noi adulti immaginiamo.

 

 

Juris ZvirgzdiņŠ – disegni di Reinis Petersons e traduzione di Margherita Carbonaro

Rinoceronte alla riscossa

Sinnos, 2019. 142 p. - € 13,00

Età +9

mercoledì 9 febbraio 2022

A VOLTE BASTA UN ABBRACCIO

Barbara Vagnozzi e Licia Pittarello

Leo cosa succede?

Kite, 2022.

Consigliato da 3 anni

Leo è triste. Questa mattina si è alzato con il morale a terra. A nulla valgono i tentativi dei suoi amici di invitarlo a giocare. Non ha voglia di niente e di nessuno. Ma ciò che è peggio è che non sa perché si sente così. Rifiuta di andare a nuotare col coccodrillo, di costruire castelli di sabbia con l’elefante, di cantare con l’ippopotamo… . Si aggira sconsolato finché non incontra la scimmietta che con un forte abbraccio lo fa sentire di nuovo bene. E’ questa la semplice trama di “Leo cosa succede?” (Kite), una piccola storia ultima, in termini di tempo, pubblicazione della collana “Primissimi” che raccoglie altre piccole perle per i bambini intorno ai 2-3 anni come “Quello è il mio posto” di Satoe Tone o “Quello che conta” e “Alta tigritudine” di Zac Baldisserotto illustrati rispettivamente da Elonora De Pieri e Giuditta Gaviraghi.

I libri sulle emozioni sono, forse, un po’ una moda che da qualche tempo invade il mercato editoriale, vista anche la proliferazione di corsi e attività di educazione emotiva proposti per tutti. Ciò non toglie che di bei libri per i bambini sulle emozioni c’è, comunque, sempre bisogno. E quindi è proprio quando l’offerta abbonda, che si deve sapere scegliere per evitare libri stereotipati, banali, didascalici, noiosi.


Nella sua semplicità, questo lavoro è un bel libro da proporre ai piccoli, soprattutto per il testo e per come è costruito. Qualche perplessità alcune illustrazioni che nel complesso sono molto belle e danno un’interpretazione originale alla narrazione, ma in qualche pagina sono un po’ troppo poco definite per la capacità visiva dei bambini più piccoli. La loro leggibilità è buona per la parte che fa contrasto col fondo bianco della pagina, mentre rimangono meno fruibili quando i colori si avvicinano o si sovrappongono senza contorno né contrasto deciso tra loro.

Per quanto riguarda il testo, invece, molti sono i punti di forza. Primo fra tutti la linearità e la ripetitività della storia che non sono fine a se stesse, ma conducono sia verso la “soluzione” del problema che l’ha generata, sia verso l’elencazione grafica dei vari amici di Leo che vogliono farlo stare bene. Un elenco che non è in ordine, neanche inverso, rispetto a quello delle proposte di gioco e che alla fine comprende anche un bambino, nuovo personaggio nel quale il piccolo lettore può eventualmente rispecchiarsi. Si sa che nei libri per i piccoli è utile che ci siano anche elementi che li coinvolgono direttamente. L’elenco grafico degli animali amici di Leo, poi, offre al lettore la possibilità che i bambini amano di riconoscere e elencare a loro volta a voce alta tutti i protagonisti. Un piccolo elemento grafico da cercare tra le pagine è l’uccellino rosso che dal primo verso di copertina accompagna il viaggio di Leo per poi sparire per alcune tavole e ricomparire sul verso dell’ultima copertina dove c’è il bambino, come se fosse andato a chiamarlo.

Un libro semplice ma tutto da scoprire. Un libro molto adatto per la lettura dialogata con i bambini.

Un libro che si presta anche al gioco della ripetizione corporea, dell’imitazione. Un libro che tiene conto di tutto ciò che i bambini sono: corpo, emozione e movimento e sa coinvolgerli nella complessità del loro insieme.