E’
dimostrato che dare espressione scritta ai propri pensieri ed
emozioni rispetto a situazioni dolorose o traumatiche, ma anche
piacevoli e appaganti, contribuisce al benessere delle persone. Come
sostengono gli psicologi, per sua natura, la mente umana tenta
costantemente di comprendere il mondo che la circonda e ciò che
accade all’individuo. Due sistemi che efficacemente aiutano ad
arrivare a questa comprensione sono la lettura e la scrittura.
Leggere favorisce l’empatia e il riconoscimento delle emozioni,
suggerisce possibili interpretazioni e reazioni alle situazioni e
offre la possibilità di guardare “da fuori” una specifica realtà
ed analizzarla, prendendo eventuali posizioni nei suoi confronti
senza la necessità di essere direttamente coinvolti (facendosi,
però, coinvolgere). Leggere è una sorta di “allenamento” alle
emozioni e alla loro gestione. Allo stesso modo la scrittura è un
aiuto a far chiarezza in se stessi e nei confronti delle situazioni
vissute. Dare voce ai pensieri, tradurli in parole è un processo di
elaborazione che obbliga la mente a razionalizzarli e quindi a dare
loro un ordine. Un foglio e una penna possono venire in aiuto per uno
sfogo, ma anche per un’interpretazione del proprio vissuto, delle
situazioni difficili o piacevoli che si stanno vivendo.

Questo
sulla scrittura è un po’ il punto focale della storia di Leigh
Botts, il ragazzino protagonista di “Caro Mr. Henshaw”
che, per compito, inizia una corrispondenza con l’autore del suo
libro preferito e pian piano la trasforma in un diario personale, in
cui si legge chi è, la sua crescita, le sue emozioni, il modo in cui
ha affrontato i piccoli e grandi problemi della sua giovane
esistenza.
Leigh
è in prima media in una scuola nuova e vive con sua madre. Non è un
bel momento per lui: si sente solo, è triste perché non vede quasi
mai suo padre ed è anche arrabbiato perché un misterioso ladro gli
ruba ogni giorno parte del pranzo. Non è molto convinto quando la
professoressa gli assegna il compito di scrivere una lettera a un
autore, ma non può esimersi e invia una lista di domande a Mr.
Henwshaw, autore del suo libro preferito fin dalla quarta elementare.
Leigh rimane sconcertato dalla risposta dell’autore piena, a sua
volta, di altre domande alle quali
l’uomo aspetta risposta. Rispondere a queste domande cambia molte
cose nella vita del ragazzino, gli fa acquisire maggiore
consapevolezza di sé, degli altri e delle situazioni in cui viene a
trovarsi.
Nei
testi del ragazzino ci sono sorrisi, lacrime, divertimenti, paure,
sogni, amicizie, sconforto e soddisfazione, fiducia, speranza e
illusione. Sono testi che crescono con lui e via via si fanno più
curati e intensi, rimanendo, comunque, essenziali, senza elementi
inutili. Accanto
a questo, il
romanzo offre
molti spunti per scrivere bene e diventa una
specie di vademecum
per giovani scrittori, che, con leggerezza, mostra come si scrive,
perché si scrive, cosa si scrive.

Una
sorta di manuale di scrittura è anche “Come ho
scritto un libro per caso”
di Annet Huizing. “Show, don’t tell”,
cioè, “mostra, non raccontare”,
è, infatti, uno dei tanti consigli che la famosa scrittrice Lidwien
dà a Katinka, la ragazzina protagonista. E Katinka, che vuole
diventare scrittrice, impara a farlo benissimo. Katinka ha tredici
anni e ha perso la mamma da piccola. Vive con suo fratello e suo
padre. Katinka ama scrivere da sempre. E’ ricca di fantasia e la
sua testa è piena di storie. Sogna di pubblicare un libro, ma, non
sapendo da che parte cominciare, chiede aiuto all’anticonformista
Lidwien, sua vicina di casa, una donna ricca di umanità, che riesce
a trasmetterle le sue esperienze di narratrice e a darle utili
indicazioni per scrivere bene. Nella vita di Katinka entra, intanto,
anche Dirkje, una giovane donna di cui il padre si innamora. Per
Katinka non è facile accoglierla: sono ancora troppo vivi in lei la
memoria del passato e l’amore per sua madre. Nel corso del romanzo,
però, Katinka, grazie alla passione per la scrittura e ai consigli
di Lidwien, cresce e, lasciando tempo al tempo, pian piano
ogni cosa per lei si sistema.
Al
di là della qualità della storia e di come è scritta, la
narrazione della vicenda
di Katinka costituisce un vero e proprio manuale di scrittura
creativa con idee, suggerimenti e consigli per scrivere un buon libro
con tecniche narrative efficaci, dialoghi ben costruiti, cura nella
scelta delle parole, presenza di diversi punti di vista e
eliminazione del superfluo, accettando anche di mettere in
discussione quanto scritto. Un buon libro che ben esplicita ciò che
lo rende tale.
In
queste due storie emerge bene il tema della scrittura come
forma di conoscenza, di interpretazione e anche di svago, come mezzo
in cui perdersi e ritrovarsi.
Due
storie che rispettano i loro protagonisti in quanto bambini o
adolescenti “veri”, rispettando contemporaneamente i loro
lettori. Sono libri che parlano di queste età così come sono, senza
ammaestramenti e istruzioni, presentando infanzia e adolescenza non
come condizioni da migliorare, ma da accogliere e sostenere nei vari
passaggi di crescita.
Legato
al tema della scrittura è anche " Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita ” di Bernard Friot, presentato qualche
tempo fa su questo blog. Si tratta di un’altra lettura molto
significativa sul potere della lettura, della scrittura, della
letteratura e delle parole, poesia nello specifico. Poesia intesa
come ricerca di parole, di ritmi, di suoni il cui accostamento crea
bellezza e, allo stesso tempo, comunica e interpreta stati d’animo,
pensieri, emozioni.
Beverly
Cleary con la traduzione di Susanna Mattiangeli e le illustrazioni di
Vittoria Dalla Torre
Caro
Mr. Henshaw
Il
Barbagianni, 2021.13 p.
dai
9
anni
Annet
Huizing – traduzione di Anna Patrucco Becchi
Come
ho scritto un libro per caso
La
Nuova Frontiera Junior, 2018 – 155 p.
dai
12 anni
Bernard
Friot
Dieci
lezioni sulla poesia, l’amore e la vita.
Lapis,
2016 – 177 p.
dai
10 anni