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giovedì 6 luglio 2023

SUI MONTI, TRA LE PAGINE.

SUI MONTI TRA LE PAGINE. Quando la montagna è affascinante anche da leggere.

Pagine con le ali è sul numero 2/2023 di L'Avisio. L'intera rivista è scaricabile dal sito l'avisioblog
 
 
 




giovedì 25 agosto 2022

SCARDINARE GLI STEREOTIPI DI GENERE? SI PUO'

Silvia Pillin

Maschiaccio e femminuccia

EL, 2020. 122 p.

E+9

Riccardo, il bullo della scuola, intreccia di nascosto braccialetti con i fili colorati. Caterina, la “strana” della classe, non ha amiche: gioca al calcio e ama i supereroi che costruisce da sola con la stampante 3D.

Il primo giorno di scuola Riccardo e Caterina si ritrovano vicini di banco. Come potrà essere, questo, per loro un anno scolastico tranquillo? Non lo sarà, ma non nel modo in cui ci si aspetta. L’esplosione, annunciata dall’illustrazione in copertina, infatti, avviene ma lo scoppio va in una direzione inaspettata.

Imparare fin da bambini ad essere se stessi e a rispettare gli altri è fondamentale. Nonostante molto sia cambiato, alcune cose sembrano ancora uguali a 50 anni fa, quando Elena Giannini Belotti scriveva “Dalla parte delle bambine” (Feltrinelli): i condizionamenti di genere sono ancora molto radicati, sopratutto in alcuni ambienti sociali e familiari. Essere se stessi diventa un problema per chi, ragazzina, non ama il rosa e non sogna di diventare una ballerina, ma vuole giocare a calcio al campetto, o chi ragazzino è grande e grosso e “deve” fare il bullo, il prepotente, il forte con gli altri, mentre amerebbe sedersi tranquillo da qualche parte a fare braccialetti.

Il libro di Silvia Pillin racconta l’evoluzione di Caterina e Riccardo all’interno della cerchia delle loro famiglie, della scuola e dei loro amici. La narrazione che li vede parlare a capitoli alterni è vivace, evidenzia diversi punti di vista sulle stesse questioni e facilita i lettori nel rispecchiarsi in ciò che stanno leggendo. Grazie ai molti dialoghi ben costruiti e alle riflessioni spontanee dei due protagonisti, la storia risulta verosimile e credibile. Tutta la vicenda nel complesso non è né scontata, né didascalica, né prevedibile. Questo grazie anche all’interessante scelta dell’autrice di attorniare i due protagonisti, vittime all’inizio del pensiero di dover essere e di doversi comportare come gli altri si aspettano da loro, da personaggi, che, invece, hanno trovato la loro strada e sono sicuri del loro essere ciò che sono: una mamma ingegnere (che, però, è molto presente nella vita della figlia), un padre casalingo, una sorella tatuata che pratica la boxe (ma ama un ragazzo gracile e chiacchierone), un padre camionista, … . E tra tutti c’è anche un fratello “speciale”, affetto da autismo, un bambino da amare, da rispettare e da non dimenticare.

Il compromesso che Caterina e Riccardo, scoperta la vera natura l’uno dell’altro, trovano per contribuire al mercatino di Natale, fallisce, ma permette loro di uscire allo scoperto e di poter essere, finalmente, ciò che sono. La vita di tutti è fatta di scelte e ognuno deve sentirsi libero di scegliere fuori dal condizionamento degli schemi culturali predefiniti e prevedibili.

Questo libro racconta una storia positiva in cui i modelli non sono sbilanciati: la parità tra i generi è messa in evidenza con chiarezza e ironia, senza critica, nel rispetto delle qualità e aspirazioni di tutti, grandi e bambini, maschi e femmine.

sabato 7 maggio 2022

Silent books: COME LEGGERE GLI ALBI ILLUSTRATI SENZA PAROLE?

Confidando nell’acume dei suoi piccoli lettori, l’autore non ha ritenuto necessario tradurre in parole questa storia, affidata al solo potere delle immagini. Nel caso i genitori dei lettori incontrino difficoltà di comprensione, suggerisce senz’altro ai bambini di raccontare loro, pagina per pagina, i fatti straordinari che vi accadono”.

da: “Chiuso per ferie” . Maja Celija, Topipittori

Gli adulti temono i libri senza parole, hanno paura della sospensione del significato. Se non c’è il testo, il loro ruolo viene meno: non leggendo le parole non sono depositari della storia, della conoscenza di ciò che stanno affrontando. Più disinvolti davanti ai libri senza parole sono, invece, i bambini, molto più aperti alla scoperta, al gioco di fantasia, alla libertà di narrazione.

Certo è che non è facile affrontare i libri senza parole: bisogna essere liberi da preconcetti, aperti alla scoperta e imparare a mettersi in relazione con la storia, con il suo senso. In questo contesto il ruolo dell’adulto cambia: da lettore diventa facilitatore che guida discretamente i bambini alla scoperta del contenuto, anche se, molto spesso, sono i bambini a condurre gli adulti in questa lettura. Guardare le figure, come leggere un testo, non è una competenza innata, ma va acquisita. Nel processo di acquisizione di questa competenza di osservazione entra in gioco ciò che il lettore è, ciò che conosce, ciò di cui ha già fatto e immagazzinato esperienza. Bruno Munari, infatti, diceva che “ognuno vede ciò che sa”. Queste competenze di conoscenza e di vissuto evolvono nel tempo, si arricchiscono con il confronto ed è anche per questo che le riletture dei silent books non possono mai essere uguali.

Non esiste un protocollo per leggere gli albi senza parole o per insegnare a farlo. Chi è abituato a leggere ad alta voce ai bambini può trovarsi destabilizzato non avendo testo da leggere, ma questa assenza diventa stimolo a mettersi in gioco. La consapevolezza della studiata assenza di parole, d’altro canto, aiuta a proporre questi libri e rende naturale girare le pagine mostrandole ai bambini, lasciando che siano loro a scandirne il ritmo di lettura.

Immergersi o far immergere in un silent book è un’esperienza che può essere silenziosa, un momento di intensità particolare in cui ognuno esegue il proprio lavoro di osservazione assecondando i propri tempi. Ma può anche essere un momento di condivisione, in cui si costruisce insieme la storia ad alta voce. Così l’esperienza del gruppo si arricchisce grazie all’apporto di tutti, fa partecipare tutti alle emozioni diverse di ciascuno e stimola la discussione collettiva di sensi e significati.

Facendo una difficile scelta tra gli albi illustrati senza parole che più ho apprezzato negli ultimi anni, segnalo:

A mezzanotte. Gideon Sterer, Mariachiara Di Giorgio, Topipittori, 2020

Passeggiatacol cane. Sven Enqvist, Camelozampa, 2020

L’isola. Mark Janssen, Lemniscaat, 2019

Cappuccetto Rosso. Sandro Natalini, Giralangolo, 2019

La porta. Ji Hyeon Lee. Orecchio Acerbo, 2018


Riferimenti bibliografici:
Meraviglie mute. Silent Book e letteratura per l’infanzia. Marcella Terrusi, Carocci, 2017

Libri senza parole? Li voglio subito. Giulia Mirandola. In: Ad occhi aperti. Leggere l’albo illustrato. Hamelin, Donzelli Editore, 2012

 

lunedì 13 settembre 2021

E SE SI ROMPE L’OROLOGIO?

Davide Calì con le illustrazioni di Isabella Labate

Un tempo per ogni cosa

Kite, 2020. 44 p.

Consigliato da 13 anni

Epifania, folgorazione, manifestazione. Un po’ come il signor Belluca nella novella di Pirandello “Il treno ha fischiato”, anche Edgar, il protagonista del libro illustrato “Un tempo per ogni cosa” (Kite, 2020), per un imprevisto, sperimenta un cambiamento tanto radicale quanto repentino della sua vita. Edgar da sempre vive seguendo una rigida routine senza mai sgarrare, senza mai cercare altro. La sua esistenza è scandita da una serie di orologi e sveglie che gli indicano il momento esatto in cui svegliarsi, mangiare, uscire, telefonare a sua madre, bere il tè del pomeriggio, cenare, controllare gli orologi, andare a dormire. Le giornate di Edgar si susseguono da sempre uguali e monotone, senza che lui, del resto, abbia mai fatto nulla per cambiarle. Ogni cosa che fa ogni giorno non solo la fa alla stessa ora, ma ci impiega sempre lo stesso tempo: 30 minuti per prepararsi al mattino, 10 per far colazione, 15 per leggere il giornale, … mai un minuto di più o di meno. La sua routine non muta mai e nemmeno le quattro frasi che scambia al telefono con sua madre per controllare che stia bene e abbia preso le medicine. A Edgar non piace neanche uscire. La passeggiata è un obbligo del medico per tenere in forma il cuore. Non gli interessa nulla di ciò che è fuori dalla sua casa e dai suoi schemi. Finchè “un giorno come gli altri accadde un fatto inatteso” e Edgar scopre “il mondo”. Edgar non immaginava che il mondo fosse così grande, che ci fosse così tanta gente là fuori, tanti odori, tanti rumori. Dapprima non vede l’ora di tornare alla sua vita inquadrata e regolare, poi, però, … e da quel momento tutto cambia tranne l’appuntamento fisso della telefonata con la mamma.

Quello che Davide Calì e Isabella Labate offrono in questo lavoro è un libro illustrato elegante e intenso. Destinato chiaramente ad un pubblico di lettori adulti, o quasi, affronta il tema della libertà dalle ossessioni, della gioia di vivere che si può (ri)trovare nel cambiamento, della paura di vivere e di come si può superarla scoprendo l’altro. A volte basta un elemento nuovo, un evento apparentemente insignificante, un imprevisto per rivoluzionare l’esistenza di una persona e farle realizzare che la vita può essere anche “altro” da ciò che per lei o per lui è sempre stato, e magari qualcosa “altro” di meglio. Uscire dalla propria comfort zone non è detto che sia per forza disagevole o faticoso. La routine dà sicurezza, ma può diventare anche una gabbia dalle sbarre strette. Prendere coscienza di queste sbarre e trovare la forza e il coraggio per forzarle è la chiave per dare una svolta alla propria vita. A volte, poi, le persone non si rendono neanche conto di quanto limitata e limitante sia l’esistenza che si sono create ed è proprio per questo che serve l’imprevisto. E, se l’imprevisto non accade, si deve trovare il confronto per farlo accadere, uscendo dalla consuetudine, dalla ripetitiva banalità, per vedere e guardare più lontano, oltre il proprio naso.

Le illustrazioni di Isabella Labate accompagnano la storia di Edgar con precisa realizzazione tecnica come artistiche fotografie d’epoca, di cui hanno i colori e le sfumature. Ricche di dettagli, in quella che sembra una serie di fotogrammi, le immagini a matita aprono alla meraviglia dell’osservazione. Insieme testo e illustrazioni, entrambi di una bellezza descrittiva molto curata, creano un tutt’uno carico di significati molto piacevole da leggere e da guardare.

Un’osservazione meritano anche gli interni di copertina: tanti orologi nel primo; palloni, dischi, pizza, volanti d’automobile, ciambelle, oblò di navi, mappamondi e il disco con i numeri di un telefono d’epoca in quello finale. Un’ultima sottolineatura della varietà di ciò che può arricchire la vita di una persona, trovando il tempo per ogni cosa e anche per chi si ama, perché le relazioni sono importanti e gli affetti non possono mancare.

 

Oltre all’implicita citazione pirandelliana del testo, troviamo anche nelle illustrazioni citazioni all’arte di Magritte, come per esempio, nello specifico, quella più evidente a “L’uomo con la bombetta” che il grande artista surrealista belga dipinse nel 1964.

Del rapporto dell’uomo con il tempo si sono occupati tanti filosofi, scrittori e artisti: un tema attuale in ogni epoca che ha suscitato innumerevoli riflessioni, teorie e ipotesi di interpretazione e che al giorno d’oggi assume un significato ancora maggiore, visto che il tempo, di cui le persone dispongono, sembra non bastare mai e per questo, al tempo e alla sua mancanza, a volte, finiscono col sacrificare emozioni, relazioni e esperienze profonde.

Un assaggio di questo libro si trova nel booktrailer di Onions at Lunch

lunedì 30 agosto 2021

COME LA DANZA DELLE FOGLIE IN AUTUNNO

 Angelo Mozzillo con le illustrazioni di Marianna Balducci

IO SONO FOGLIA

Bacchilega Junior, 2020. [30p.]

Consigliato dai 5 anni

 

 

Che emozione passeggiare in autunno lungo un viale alberato: le foglie che in estate ornano i rami, adesso volteggiano nell’aria e cadono a terra creando uno spesso e morbido tappeto naturale di forte intensità cromatica.

Le foglie in autunno si accartocciano e assumono forme strane e colori caldi e avvolgenti: la loro bellezza unica ha ispirato il progetto artistico di “Io sono foglia”, il libro nato da un’idea visiva di Marianna Balducci e tradotto in rima da Angelo Mozzilla.

 

Le forme delle foglie hanno suggerito all’illustratrice i diversi stati d’animo che ogni bambino sperimenta nelle sue giornate. Emozioni forti, a volte contrastanti tra loro, tutte fondamentali per lo sviluppo dei piccoli come persone. I bambini non sono sempre “tranquilli e beati” o, al contrario “pestiferi e dispettosi”, come spesso, a torto, vengono considerati. I bambini sono felici e tristi, impauriti e coraggiosi, interessati e annoiati, … . Riconoscere le emozioni e saperle accettare e/o controllare è alla base per una loro crescita armonica e, allo stesso tempo, per una guida rispettosa di questa crescita da parte degli adulti.

Giocando con la forma delle foglie e gli atteggiamenti del bambino protagonista del libro, Marianna Balducci ha creato una carrellata di immagini (fotografie e disegni) che, come una sorta di “erbario” rappresentano la mutevole indole e la complessa identità di ogni persona, anche delle più giovani. Le parole di Angelo Mozzillo per loro parte, interpretano poeticamente le forme delle foglie e le espressioni del bambino, e raccontano di questa sua unicità.

La conclusione è un inno all’essere figlio e all’essere genitore, un legame stretto che comprende e accetta ogni sfumatura emotiva e che tiene unite le persone, nell’accoglienza e nell’amore, come uniti sono il ramo e la foglia.

Una grande idea che ha regalato a queste pagine il Premio Andersen 2021per la categoria 0-6 anni con la motivazione: “Per la profonda delicatezza con cui gli autori hanno dato vita a un insolito e felice progetto editoriale. Per la precisione e la delicatezza con la quale raccontano gli stati d’animo, spesso confusi e contrastanti, che i piccoli attraversano. Per tavole raffinate e brillanti che coniugano trepida grazia e lieve ironia.”

Un bellissimo libro che si presta anche ad essere base per un laboratorio creativo con le foglie in autunno, per giocare con le loro forme e i loro colori e in esse riconoscere emozioni e identificare gli stati d’animo e gli atteggiamenti tra i quali ogni giorno ci si muove come in una danza.


Angole Mozzillo con le illustrazioni di Marianna Balducci

IO SONO FOGLIA

Bacchilega Junior, 2020. [30p.]

Consigliato dai 5 anni

martedì 17 agosto 2021

Strumenti del mestiere – CHE COSA VEDIAMO QUANDO LEGGIAMO


Non è un saggio come tutti gli altri, ma come gli altri approfondisce, esamina, affronta i vari aspetti dell’atto del leggere e di ciò che la lettura comporta per i nostri occhi e per la nostra mente.

La diversità di “Che cosa vediamo quando leggiamo” (Corraini, 2020) sta nella sua struttura: le sue pagine, infatti, non sono fitte di parole, di concetti, di ragionamenti, ma offrono parole, concetti e ragionamenti attraverso un abile e interessante gioco di immagini e testo che crea collegamenti e strutture particolari riproducendo quasi “fisicamente” ciò che sta descrivendo.

Non è facile spiegare come questo libro è strutturato, ma non è necessario. Meglio prenderlo direttamente in mano e appena lo si apre, un mondo si svela agli occhi e alla mente del lettore.


Suddiviso in 18 capitoli, il lavoro di Peter Mendelsund racconta quello che succede nella nostra immaginazione. Le pagine sono ricche di citazioni (sia di testo che di illustrazioni), di mappe, di incipit e di frasi che si leggono benissimo. L’effetto è quello di seguire una conversazione che spazia, si allontana dal tema, ci ritorna, lo approfondisce e poi passa ad altro, per poi, però, tirare le fila di tutto. Il risultato è una riflessione originale sui meccanismi dell’immaginazione che offre un volto ai personaggi dei romanzi, definisce le ambientazioni, recupera gli oggetti, gli animali, le piante e li pone in un “luogo diverso” che non è la realtà dell’autore né quella del lettore. Si rivela, quindi, in questo modo l’essenza co-creativa della lettura, che implica un autore e un lettore e la loro interazione con il testo per dargli una vita. Una vita che, però, non è ben definita, ma immersa in una nebbia che continua a addensarsi e a diradarsi col risultato che mentre si legge, le immagini mentali che ci si fanno, sono sempre più sfuggenti, nonostante i tentativi di metterle a fuoco.

Leggere un romanzo non è come vedere un film. L’immaginazione lavora in modo diverso rispetto alla visione: leggere significa arrivare ad un punto di intersezione tra interno ed esterno del libro. Il libro non è uno specchio né uno schermo e vedere e guardare nell’immaginazione non è lo stesso del guardare e vedere con gli occhi. Guardare un film è, praticamente, come vedere una realtà creata da qualcun altro, dal regista. Leggere, invece, è la creazione di questa realtà nell’”alambicco delle nostre menti di lettori”, ed è perciò una realtà sempre diversa perché co-creata da autore e lettore e da tutte le contingenze del momento di scrittura e di lettura.

Un libro interessante, innovativo nel modo di porsi. Un saggio divulgativo profondo alla portata di tutti.

Peter Mendelsund

Che cosa vediamo quando leggiamo

Corraini, 2020. 452 p.

domenica 4 luglio 2021

GIOCHIAMO CHE IO ERO ... E TU ERI ...?

Emma AdBåge con la traduzione di Samanta K. Milton Knowles

La buca

Camelozampa, 2020. 40 p.

Consigliato dai 6 anni


Emma Adbåge con la traduzione di Samanta K. Milton Knowles

Facciamo che Io ero un Supereroe!

Beisler Editore, 2021. 28 p.

Consigliato da 5 anni.

 

I giochi dei bambini, quando sono lasciati liberi di esprimersi, sono una fucina di fantasia. Basta uno straccio e questo si trasforma nel mantello di un supereroe, basta una buca e questa diventa la grotta di un orso o una pista di equilibristi che sul bordo organizzano il loro spettacolo, una normale stanza diventa un’isola misteriosa e un boschetto pieno di radici e di sassi è subito una foresta impenetrabile da perlustrare. Quando si scatena, è difficile fermare la fantasia nei giochi dei bambini. Nonostante tutte le possibilità che i bambini di oggi hanno per giocare in ambiente “controllato”, “a norma”, “omologato”, con giochi sicuri e certificati o con i più potenti dispositivi tecnologici, il gioco libero, quello del giochiamo a far finta che ero, nei luoghi più impensati, rimane uno dei preferiti.

Il gioco libero in cui la fantasia si scatena è al centro di due libri illustrati della giovane autrice e illustratrice svedese Emma AdBåge: “La buca” edito da Camelozampa nel 2020 e “Facciamo che io ero un supereroe!” pubblicato quest’anno da Beisler, entrambi con la traduzione di Samanta K. Milton Knowles.


Il primo racconta dei bambini che, dietro alla palestra della loro scuola, hanno uno spazio libero, un buca in cui inventare ogni tipo di gioco. Tra sassi, radici, sabbia e arbusti i piccoli giocano a mamma orsa, a capanna, a nascondersi, al negozio, …. Gli unici a non apprezzare quel posto sono gli insegnanti, che, temendo che i ragazzini possano farsi male, cosa in realtà lì mai successa, li obbligano a giocare a pallone e sulle altalene nello spazio “protetto” del piazzale della scuola. I bambini, però, attratti dalla buca, cominciano a giocare sul suo bordo, senza entrarci e, quindi, senza disobbedire. Sul bordo della buca è altrettanto interessante inventare giochi quanto dentro la buca: si possono scavare gallerie, fare gli equilibristi, far dondolare le gambe, inventare percorsi. Però, neanche il bordo della buca piace agli adulti e così, buca e bordo, durante il fine settimana spariscono sotto una piattaforma di cemento. La delusione dei bambini è grande, ma dura poco. Oltre il piazzale, infatti, dall’altra parte c’è un mucchio di ghiaia e sassi. Un posto perfetto per giocarci, più divertente della buca e del bordo messi insieme!

Nel secondo libro, invece, una mattina alla scuola dell’infanzia Nils e Pia, sono in attesa dei loro compagni. La situazione non sembra ideale. Nils vuole aspettare Jocke, il suoi amichetto con cui è solito giocare ai supereroi, mentre Pia insiste per cominciare a giocare tra loro. Nils cede, ma mette subito in chiaro: “tu, eri un gattino, perché IO ero Batman”. I giochi di fantasia, infatti, non hanno regole precise, ma di solito c’è sempre qualcuno che decide per tutti e conduce la storia. Pia accetta, ma non vuole essere un gattino normale, vuole essere un gattino che sa arrampicarsi da tutte le parti con i suoi artigli speciali. Ha inizio così un gioco di fantasia che potrebbe andare all’infinito. I due bambini, infatti, innescano un controbattersi che punta sempre più in alto, mentre la stanza dei giochi si trasforma nello spazio costellato di pianeti, in un’isola deserta, nella giungla fitta di liane, in una grotta … . In questi mondi meravigliosi si mangiano caramelle speciali, appaiono draghi, si scoprono tesori nascosti ... Ad un certo punto il gattino Pia muore, ma “resta morto” solo per poco, perché è noioso essere morti e così Pia resuscita grazie allo sciroppo magico che Nils accetta di darle. Le idee dei due bambini non hanno freno e sono un crescendo di avventura. Nils, però, non capisce come mai le idee migliori le abbia sempre Pia per prima e come mai il gioco adesso sembra condurlo lei. Così, alla fine, vuole fare lui il gattino e Pia, chiaramente, non ci sta. Ad un certo punto Jocke, l’amico di Nils, si affaccia alla porta e il gioco diventa a tre con, ovviamente, due gattini dagli artigli speciali e un solo Batman … .

Questi libri illustrati di Emma Adbåge sono un inno all’immaginazione. Grande la sua maestria nel rendere questi spaccati di “vita bambina” sia nel testo, sia nelle illustrazioni che lo arricchiscono di dettagli interessanti.

Ne “La buca” è tutto una questione di punti di vista: quello della giovane narratrice, l’”io” sul frontespizio, uguale a quello dei suoi bambini e quello degli adulti insegnanti. Dove gli uni vedono divertimento, gli altri vedono solo pericolo e, essendo i grandi, l’hanno vinta, almeno per un po’. In realtà, osservando bene nelle figure lo sguardo dei bambini, si vede che loro sanno andare oltre, trovare sempre nuovo sbocco per la loro voglia di libero divertimento, che diventa poi anche fonte di nuove esperienze. Impossibile mettere freno alla loro inventiva con limitazioni assurde e prive di fondamento.

In “Facciamo che io ero un supereroe”, con bonaria ironia e marcato senso del gioco, le parole tratteggiano un mondo in cui tutto è possibile, i ruoli si scambiano e lo scopo principale è divertirsi. L’evoluzione del testo non segue un filo narrativo preciso, ma segue una sua logica apparentemente sconclusionata come il gioco dei bambini. Le illustrazioni sono dettagliate e rappresentano con colorati particolari le scene immaginarie di cui i bambini sono protagonisti.

Questi due libri di sicuro hanno un effetto diverso sui bambini rispetto a ciò che possono indurre nei lettori adulti. I ragazzini di sicuro li apprezzeranno molto e immediatamente perché in essi si riconoscono, ritrovano i giochi di fantasia che loro stessi fanno e si divertono a pensarne altri di nuovi. Gli adulti, invece, per poterli ben apprezzare, sono obbligati ad accettare di spogliarsi delle loro sovrastrutture logiche e protettive e di farsi inglobare dalla bolla di fantasia e di puro divertimento che l’autrice riesce a creare.



martedì 8 giugno 2021

PERDERSI E RITROVARSI

In the tube

Alice Barberini. Orecchio Acerbo, 2020. p. 64

Consigliato da 7 anni

Le istruzioni della mamma (o del papà) scritte su dei post-it gialli sono il filo conduttore di “In the tube”, silent book di Alice Barberini, che si svolge quasi completamente nella metropolitana di Londra. I protagonisti sono fratello e sorella (Nick e Blanche, come si scopre alla fine) che, al risveglio, soli in casa, si preparano per uscire per andare a scuola: come la mamma ha lasciato scritto loro, dovrebbero riordinare la loro stanza, fare colazione, lasciare la cucina a posto e, soprattutto, tenersi per mano per strada e nella metropolitana. Nessuna delle indicazioni è seguita dai bambini e questo dà origine alla narrazione ricca di forti emozioni che si svolge nelle pagine seguenti. Il piccolo, infatti, rimane indietro per staccare il post-it “tenetevi per mano”, che gli è rimasto appiccicato sotto una scarpa, mentre la sorella maggiore, che non si è accorta di nulla, segue un berretto rosso tra la folla, pensando si tratti di quello del fratellino. I due, così, si separano e presto, accorgendosi dell’assenza uno dell’altro, entrano nel panico e chiedono aiuto a passanti e poliziotto. Sembrano interminabili le pagine che ritraggono i due bambini che, spaventati, non sanno cosa fare. Nessuno tra le persone imperturbabili e di fretta che li attorniano nella metropolitana, sembra considerarli. Rassicuranti, invece, sono i messaggi che giungono indirettamente lanciati dai cartelloni pubblicitari con i titoli di canzoni famose come “

Boys, don’t cry“ e “Find me someone to love”. Fortunatamente il post-it causa della separazione dei due fratellini, finisce attaccato alla custodia dello strumento di un musicista di strada che, camminando, lo fa cadere proprio vicino alle scarpe della sorella, dimostrandosi così fondamentale per il loro ritrovamento.

Quella di Blanche e Nick è una storia piena di emozioni e di suspense, ma con un lieto fine.

Le illustrazioni, organizzate in riquadri che sembrano fotogrammi di una pellicola, si susseguono con ritmo incalzante che ben segue la concitata narrazione circolare dell’avventura dei due fratellini. Una storia silenziosa che si riempie subito dei tanti rumori e voci che, sfogliando il libro, sembra di sentire in sottofondo: rumori e voci in casa, rumori e voci per strada, rumori e voci nella metropolitana. Una storia da guardare e riguardare per cogliere dettagli utili a interpretare la realtà e le emozioni dei due fratelli, possibile metafora di tutti i bambini che, almeno una volta, hanno avuto paura di perdersi e si sono sentiti piccoli in un mondo troppo grande.


sabato 6 marzo 2021

ACCETTARE NOVITA' E CAMBIAMENTI

L'ospite

Nadia Al Omari con le illustrazioni di Richolly Rosazza

Kite 2020.

Consigliato da 5 anni


E’ indubbiamente una copertina che attira e incuriosisce quella del libro illustrato “L’ospite” pubblicato da Kite lo scorso ottobre: fermo sulla strada c’è uno strano mezzo di trasporto, metà uccello e metà carrozza. Del suo conducente si vede solo il braccio. I passeggeri sono pesci e uccelli. Da questa strana macchina scende un esserino ibrido non ben definito: orecchie lunghe, pelliccia marroncina, portamento antropomorfo, un muso che non è un muso ma che non è neanche un viso, mani, piedi e coda. E’ l’ospite che arriva inatteso a scombussolare la vita del protagonista, anche lui una sorta di animaletto non ben identificato. La sua vita scorreva lieve e tranquilla tra casa, giochi e amici. All’arrivo dell’ospite, lui ha provato a tenerlo fuori da casa sua, a non farlo entrare, a ignorare la sua presenza fissa fuori dalla porta e sempre con lui ovunque andasse. Tutto inutile. Per sfinimento, dopo infinita insistenza, lo ha lasciato entrare e niente è stato più come prima: la casa sottosopra e la vita più difficile, anche perché gli altri, i suoi amici, hanno cominciato a guardarlo storto. Come fare?

Nessuna alternativa: solo la rassegnazione alla convivenza per scoprire che anche in questa novità, tanto inattesa quanto fastidiosa, qualcosa di buono si poteva trovare.

Non è certamente un libro facile quello proposto da Kite. Non basta una lettura per entrarci veramente, come, allo stesso modo, di diversi sguardi hanno bisogno le illustrazioni per poter essere lette nella loro completezza e apprezzate nella loro bellezza.

D’altra parte, non cerchiamo le cose facili: che gusto c’è a trovarsi tra le mani oggetti-libri scontati, prevedibili, di dubbia qualità e senza spunti per riflettere, per giocare con la fantasia e l’immaginazione.

I libri di qualità sono quelli che hanno livelli di lettura diversi. Questo ne molti: c’è il primo livello della storia nella sua semplice evoluzione narrativa; c’è un secondo livello che impegna per la particolarità degli esseri ibridi che ne sono protagonisti; c’è un ulteriore livello che spinge ad andare oltre il reale di ciò che si vede e si legge per scoprire il mondo che veramente racconta; c’è il livello del puro piacere di guardare le ricchissime immagini perfettamente in equilibrio tra realtà e fantasia, tra naturale e costruito, tra animale e umano, tra ordine e disordine; c’è il livello in cui tutto ciò che sembra assurdo trova una sua logica e un suo significato; c’è il livello che … La lista può continuare. A ogni nuova lettura (o per ogni nuovo lettore) un particolare diverso che si fa notare e una interpretazione un po’ diversa della storia che parla di novità e di cambiamento. In questo ultimo anno difficile abbiamo tutti dovuto fare i conti con il cambiamento, rinunciare ad abitudini consolidate, rinnovare le modalità di relazione con gli altri, accettare l’inaspettato e provare a conviverci. Ciò, però, non significa che il cambiamento sia stato per forza sempre e solo in peggio. Ed è questo che, riassumendo, “L’ospite” ci fa vedere: se cambia qualcosa, in noi o negli altri o nel nostro ambiente, è naturale provare paura e spavento, ma è inutile cercare di opporvisi. E’ meglio trovare un modo per mettersi in relazione positiva con la novità e ricominciare a “giocare” in maniera diversa, facendo tesoro di vecchie e nuove esperienze.

Un’altra chiave di lettura di questo libro molto originale potrebbe essere l’accettazione del diverso e l’accoglienza di chi bussa alla porta alla ricerca di compagnia, aiuto, ascolto, amicizia, amore. Anche in questo caso l’atteggiamento di apertura del protagonista che, seppur dopo un po’ di opposizione, accoglie l’ospite, è esempio senza stereotipi di onestà: non è facile far entrare gli altri, i diversi, nel proprio spazio vitale, non si apre la porta subito a tutti. Diffidenza e fastidio sono atteggiamenti umani legittimi, ma superabili. E non si tratta di buonismo.

domenica 20 dicembre 2020

E TU CHE TIPO SEI?

Nicola Cinquetti ama lavorare con le parole e con le rime e il risultato piace. Piace ai piccoli, ma anche ai grandi. Più volte ne abbiamo avuto prova e, pensiamo, ancora ne avremo. Il suo lavoro con parole e rime non preclude nessun argomento: si è occupato dei segnali stradali “La forchetta fidanzata” (Parapiglia), delle città d’Italia  "Cartoline dall'Italia" (Lapis)  dei grandi personaggi della storia e della letteratura “Eroi, re, regine e altre rime” (Parapiglia), della quotidianità dei ragazzini "Filastrocche a piedi nudi" (Lapis)  … e adesso dei bambini. “Tipi strani” (Parapiglia) è il suo ultimo libro di filastrocche interamente dedicato alle bambine e ai bambini, alla loro spontaneità, alla loro vitalità. Sono 34 bambini descritti ciascuno, a partire dal loro nome. Per ciascuno 4 versi in rima baciata o alternata e, sulla pagina di fronte, una simpatica illustrazione. Sono raccolti in una sorta di cornice che inizia così:

I bambini e le bambine

che trovate in queste rime

alti medi bassi o nani

sono tutti tipi strani”.

Come in un catalogo, che catalogo non è, le caratteristiche di ogni bimbo sono presentate con simpatia e ironia. Alcune rime giocano con l’aspetto fisico di questi piccoli, altre con le loro peculiarità caratteriali, altre ancora con le loro attività preferite. Sono rime semplici e divertenti e solo apparentemente ingenue, la scelta e gli accostamenti delle parole, infatti, ad una lettura più attenta, fanno anche pensare un po’. Succede, così, con Rocco dal “cuore spaventato” o con Pina dalla testa “piena di pensieri”, ma anche con Piero “dagli occhi pieni di tesori” e con Luna che “capisce l’italiano, se le dici benvenuta”. Ogni bambino è unico, ogni bambino ha la sua personalità, le sue preferenze, i suoi pensieri. Tutti hanno il loro modo di vedere e di fare le cose e tutti, in questo senso, sono un po’ come Zeno che “preferisce la via storta”.

Metodo infallibile per provare la qualità delle filastrocche è leggerle ad alta voce, per vedere se “funzionano”. Le filastrocche di Nicola Cinquetti funzionano.

Questo è un piccolo libro ben riuscito grazie anche alle coloratissime e divertenti illustrazioni di Chiara Vivona, a partire dalla pioggia di calzini spaiati che riempiono gli interni di copertina: immagini simpatiche che “restano” negli occhi e parole gentili che “girano” in testa.


lunedì 28 settembre 2020

SEMPLICE E FELICE


Jean-François Sénéchal con la traduzione di Claudine Turla

Semplice la felicità

Edt Giralangolo 2020, 264 p., € 14,00 e-book € 9,99

consigliato da 13 anni

Una nuova storia “fuori dal coro” nella collana di narrativa di Giralango: “SEMPLICE LA FELICITA’” di Jean-François Sénéchal, autore canadese che, praticamente nato tra i libri dei suoi genitori insegnanti, dopo gli studi in antropologia, si è dedicato alla letteratura.

Quella che racconta in questo libro è la storia di Chris, un ragazzo “in ritardo” come si definisce lui, che il giorno del suo diciottesimo compleanno si sveglia nel suo appartamento perfettamente in ordine, ma vuoto: sua mamma se ne è andata, come se, arrivata fin lì, il suo compito fosse finito. Suo padre se ne era andato alla sua nascita e Chris, adesso solo, si ritrova a inventarsi una routine fatta quotidianità, di amicizie e di piccoli lavoretti manuali, che gli inquilini del suo palazzo gli commissionano, dopo che l’anziana padrona l’ha nominato custode. La sua “semplicità” lo porta a raccontare tutto ciò che gli succede a sua madre in un dialogo immaginario che continua a condurre con lei nella sua testa. Le parla delle persone che incontra, dei suoi lavori, di come è (sarebbe) bello avere una ragazza, della morte del padre di una sua amica, della difficoltà a farsi accettare fuori dalla sua cerchia … della sua vita, che passo passo, va verso un’autonomia sempre più grande, nonostante intoppi e problemi. Ed è questa, per Chris, la felicità: poter vivere una vita semplice e normale nel piccolo universo di umanità che è il boulevard vicino a casa sua con il mercato, la sala da bowling, la strada con le macchine. Alla fine Chris, con la sua ingenuità, trova un suo equilibrio. Spera sempre nel ritorno della mamma, ma ha riempito la sua vita di tante altre persone e quindi può dire con sicurezza “(…) non preoccuparti per me, mamma. Perchè anche se non tornerai, anche se non tornerai mai, io sarò felice lo stesso.”.

La storia che ci viene proposta è commovente, dura e tenera, divertente e tragica. E' raccontata in un linbuaggio essenziale, conciso, diretto, eppure di incontestabile bellezza, e saprà catturare i lettori più sensibili. Punto di forza è che la narrazione non scade nel patetico, né nell’auto commiserazione, ma coinvolge il lettore e lo fa sentire parte del mondo di Chris, per questo stupisce come l’autore sia riuscito a mettersi, con grande sensibilità, nei panni e nella testa di un ragazzo di 18 anni con un ritardo mentale.

Il tema dell'autonomia delle persone disabili non è esattamente quello che si può pensare un tema da libri per ragazzi, eppure la realtà è ciò che essi cercano nelle storie, soprattutto nel periodo dell'adolescenza. Un periodo che sappiamo pieno di contraddizioni, ma che richiede punti fissi di riferimento. Ritrovarsi nelle storie che si leggono è fondamentale e le situaizioni di difficile quotidianità sono più frequenti nella vita dei ragazzi di quanto si possa immaginare. 

Alcuni di loro ne hanno anche scritto, come Gaya Raineri che nel suo "Pulce non c'è" (Einaudi) racconta con intelligente ironia della sua sorellina "speciale", Pulce, una bambina autistica allegra che abbraccia forte tutti, anche gli sconosciuti, oppure Giacomo Mazzariol che nel suo “Mio fratello rincorre i dinosauri” (Einaudi) narra del fratellino Giovanni affetto dalla sindrome di Down e di cui lui all’inizio si vergognava, per poi, invece, farsi travolgere dalla sua vitalità e scoprire che, a modo suo, era (ed è) un supereroe.

Leggendo la storia di Chris non si può non ricordare, poi, anche il romanzo “Mio fratello Simple” (Giunti), la storia di Bernabè, un ragazzo disabile, che suo fratello decide di tirar fuori dall’ospedale psichiatrico dove sua madre l’aveva messo, e prendersene cura. L’ha scritto Marie-Aude Murail, apprezzata autrice francese che ha composto con elegante e seria leggerezza diversi romanzi sulle tematiche forti che interessano i ragazzi come la disabilità, l’omosessualità, il razzismo.

Mi piace ricordare qui che quest’anno la collana di narrativa di Giralangolo ha vinto il Premio Andersen come miglior collana di narrativa “per un progetto coeso e coerente, capace di restituire la voce forte e allos tesso tempo fragile dell’adolescenza, attraverso storie mai scontate, che spaziano tra i generi. Per una collezione di sguardi autentici con cui confrontarsi anche grazie all’ottimo lavoro di traduzione. Per aver cucito con un filo rosso una pluralità di autori internazionali dagli stili differenti, accomunati però dalla capacità di non sottovalutare ami i propri lettori”.

Una motivazione importante che rende onore a questi romanzi, a chi li scrive, a chi li sceglie per pubblicarli e ai ragazzi che li leggono.

Nel tempo ho avuto modo di scrivere di diverse di queste storie segnalandole per la loro qualità: FERMA COSI'di Nina Lacour,LE VARIAZIONI DI LUCY , TRACCE di Wendy Mills, FUGA IN SOFFITTAdi Coline Pierré, OPHELIA di Charlotte Gingras , LA SECONDA AVVENTURA di Simone Saccucci , LA SCELTA DI RUDI di Françoise Dargent BUIO di Patrick Bard e UN'ESTATE QUASI PERFETTA di Anne Percin.


mercoledì 13 maggio 2020

STA FERMO!

SEI MAI STATO UN BABBUINO?
Loredana Baldinucci con le illustrazioni di Fabio Sardo
Il Castoro, 2019 – [24 p.]

Capita a volte, ed è capitato soprattutto in questi giorni di chiusura per quarantena da Coronavirus, che i bambini diventino ingestibili. L’impressione che i genitori hanno è quella di aver a che fare con delle piccole scimmiette (in senso buono) simpatiche, ma anche dispettose, che saltano di qua e di là da mattina a sera, fanno di tutto e non fanno niente, si stufano subito ad ogni proposta e finiscono col far perdere la pazienza a chi è in casa con loro. Proviamo, però, per un attimo a metterci noi adulti dalla loro parte: mica facile. E ben se ne è resa conto Loredana Baldinucci quando, dopo una giornata un po’ difficile, l’anno scorso, in tempi ancora non sospetti, ha scritto “Sei mai stato un babbuino?” (Il Castoro).
Il protagonista di questo albo illustrato è un bambino che un mattino si sveglia e scopre di avere le sembianze di un babbuino. Subito capisce che lo aspetterà una giornata difficile, ma non può farci nulla e da babbuino la affronta: difficile vestirsi, complicato allacciarsi le scarpe e della coda che si fa? La routine giornaliera è scombussolata da questa sua insolita veste: impossibile mangiare latte e biscotti a colazione senza fare un disastro, (anche perché le banane gli piacciono di più), problematico restare seduti a scuola, tranne durante l’ora delle storie e molto deludente cercare di farsi degli amici, se non si trova qualcuno simile a te. Il rientro a casa, poi, un altro match da affrontare: bagno, verdura a cena, incomprensioni e alla fine sgridata e musi scuri. Ma, per fortuna, non tutti i giorni sono così, passerà. E del resto anche i grandi, a volte … .
Il finale ha un tono ironico, giusta conclusione per ridare equilibrio alla giornata del protagonista e rimettere le cose a posto facendo ricordare agli adulti che anche loro sono stati piccoli.

Si tratta di un libro per bambini molto divertente sia nel testo, sia nelle illustrazioni che l’accompagnano con brio e vivacità, mettendo in risalto i disastri e i disagi del piccolo scimmiotto, ma anche la sua incapacità, quel giorno, di fare diversamente. Un atteggiamento perfettamente rappresentato dalla figura in quarta di copertina: il piccolo babbuino con le spalle curve e gli occhioni imploranti.
Come in molti albi illustrati, anche in questo copertina e versi di copertina sono parte integrante del contenuto: camminare svogliatamente, dondolare sul lampadario, guardare le nuvole, saltare a quattro zampe, appendersi a testa in giù, infilarsi le dita nel naso, spaparazzarsi a terra e scivolare sul monopattino sono tutti esempi della vivacità e inventiva del piccolo babbuino, anticipazione della sua giornata “movimentata”. Esilarante, infine, il particolare della coda infilata nei pantaloni che esce da una gamba all’altezza della caviglia …


Parlando di bambini vivaci, però, non si deve far confusione: i bambini vivaci e apparentemente “impossibili” da controllare come questo, non sono i bambini “iperattivi”, affetti da deficit d’attenzione, un disturbo dell’età evolutiva caratterizzato da difficoltà di attenzione, di concentrazione e di controllo degli impulsi. Una vera e propria sindrome da diagnosticare attentamente, ad opera di esperti, per poter offrire loro il miglior approccio possibile e il trattamento adeguato. Un disturbo complesso da non sottovalutare, ma nemmeno da attribuire a bambini semplicemente “vivaci”.
E’ normale che i bambini tra i 3 e gli 11 anni siano pieni di energia, sempre in movimento e curiosi del mondo. Tutto li attira e li interessa, i luoghi e le persone, gli adulti e i coetanei. Offrire loro stimoli diversi e incanalare “positivamente” questa loro energia è fondamentale per sfruttare questo loro periodo di grande apprendimento soprattutto esperienziale. A volte, però, questa loro vivacità è espressione anche del loro bisogno di attenzione da parte dei genitori o degli insegnanti, la cui esperienza educativa e capacità empatico-relazionale diventano fondamentali per aiutare i piccoli a essere meno inquieti e a diminuire i capricci.

Un libro adatto dai 4 anni e dedicato a tutti i bambini che fanno fatica a stare fermi e ai loro genitori.

Loredana Baldinucci con le illustrazioni di Fabio Sardo
SEI MAI STATO UN BABBUINO?
Il Castoro, 2019 – [24 p.] -€ 13,50
Consigliato da 4 anni