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venerdì 9 gennaio 2026

COSA RISERVA IL FUTURO? – Solo il seme lo sa – Lapis

Solo il seme lo sa.

Silvia Vecchini, Agnese Baruzzi (ill.)

Lapis, 2025. 24 - pop-up

da 5 anni per tutti

 

Una poesia, un pop-up, un augurio per il futuro. Sono questi gli elementi sorpresa che compongono questo interessante e piacevole libro da mettere in mano a lettori di diverse età: ai bambini che crescono, agli adolescenti che si aprono al futuro, ai genitori che aspettano un piccolo e a quelli che si chiedono cosa sarà dei loro figli.

In queste pagine c’è la storia di un seme che, piantato nel buio della terra, germoglia e cresce. Non sa che cosa diventerà e passa in rassegna le varie possibilità. Potrà diventare una quercia, un ciliegio, un cactus, un larice o un salice piangente. In fondo non importa: ciò che sarà è nascosto nel suo cuore e nessuno può saperlo finché non crescerà. E, qualsiasi albero diventerà, avrà il suo significato e il suo posto nel mondo.

La cartotecnica dei libri pop-up affascina sempre, ancora di più se unita ad un testo d’autore, anzi d’autrice, e alle illustrazioni essenziali e curate di un’artista.

Un libro profondo e sorprendente, uno di quelli che “lavorano dentro” il lettore che anche se ha girato l’ultima pagina e si è fatto affascinare dagli alberi che prendono forma davanti ai suoi occhi ad ogni pagina girata, non può non smettere di pensare a ciò che può significare per lui.

Il futuro non lo conosce nessuno: ogni apertura è una meraviglia da esplorare con gli occhi e con le mani, un invito ad attendere, a immaginare, a lasciarsi stupire.  

 

 

 

 

Silvia Vecchini, Agnese Baruzzi (ill.)

Solo il seme lo sa.

Lapis, 2025. 24 - pop-up

da 5 anni per tutti

mercoledì 17 dicembre 2025

Divagazioni: PERDERSI E RITROVARSI. Sentieri – Kite


Sentieri. 

Guia Risari, Andrea Calisi (ill.)

Kite, 2025. – 40 p.

Per gli adulti


Una poesia per un camminare che è scoperta di sé. Una poesia per un camminare che è incontro con l’altro. Una serie di suggestioni visive che metaforicamente rimandano ad un bisogno che ognuno ha di trovare una direzione nella propria vita anche se la sensazione è quella di essersi persi in un luogo difficile da attraversare.

Questo è il bellissimo libro illustrato di Guia Risari e Andrea Calisi. Ma non solo. La sua ricchezza di testo e di immagini è talmente grande che ogni (ri-)lettura diventa un’esperienza nuova.

Non c’è una trama, non c’è una storia, perché queste pagine sono la trama e la storia di ogni lettore.

Parole e immagini creano ad ogni pagina un quadro che rappresenta un momento del cammino di ciascuno di noi, del suo perdersi, del suo ritrovare la strada, del suo incontrare qualcuno per proseguire insieme sul sentiero.

Pur apparendo come un albo illustrato, in realtà, tecnicamente non lo è. Ma non vuole neanche esserlo. E’ un libro illustrato che abilmente accompagna le parole con quadri che fanno pensare, senza ovviamente volerle imitare, a opere d’arte bellissime quali i lavori di Monet e di Gauguin. In essi la potenza della natura unita a quella delle parole, dei pensieri, dell’animo umano tutto, puntano ad una risonanza profonda e potente espressa da versi come “A volte lotto contro il vento e sfido il tempo col mio corpooppure “tutti i giorni imparo a perdermi e a ritrovare la strada”, oppure “Cammino seguendo le meraviglie che abitano il bosco”.

Un libro per i grandi da leggere e rileggere come una poesia, osservare e rio-osservare come un quadro, soffermandosi su ogni pagina, scritta o illustrata che sia. Un viaggio introspettivo sul sentiero della vita che si sviluppa dal primo interno di copertina a quello finale, seguendo la linearità dell’esistenza e la circolarità del pensiero che continua a tornare su se stesso approfondendo la conoscenza dell’essere umano che lo concepisce.

Non è un libro semplice, né immediato e il suo valore sta sia nella contemplazione gratuita della bellezza che propone, sia nell’impegno di un’eventuale lettura interpretativa che richiede.

 

Sentieri.

Guia Risari, Andrea Calisi (ill.)

Kite, 2025. – 40 p.

Per gli adulti


venerdì 8 agosto 2025

Divagazioni: IL VALORE DEI PICCOLI-GRANDI GESTI. Le grandi mani di mio padre - Quinto Quarto

 

Choi Deok-Kyu

Le grandi mani di mio padre. 

Quinto Quarto, 2024

per gli adulti

 

Le mani dei padri hanno da sempre occupato un ruolo centrale nelle narrazioni. La loro forza, unita a una durezza solo apparente, crea una potente immagine metaforica quando viene accostata alla delicata fragilità di un neonato: strumenti di lavoro che si trasformano in veicoli di cura e tenerezza. Come il titolo chiaramente anticipia è su questo tema si sviluppa il capolavoro “Le grandi mani di mio padre”, raffinato libro del coreano Choi Deok-Kyu.

 

Il libro racconta una storia centrata sul tema del proteggere e del prendersi cura. Una storia di sole immagini che, seguendo un duplice filo, di pagina in pagina sviluppa parallelamente la descrizione della profonda relazione che c’è tra i due protagonisti. Sul lato sinistro, le illustrazioni sono racchiuse in un cerchio come fossero guardate attraverso un cannocchiale metaforicamente puntato sul passato. A destra, invece, immagini a tutta pagina che attualizzano e amplificano la portata narrativa. Da una parte, il padre si prende cura del proprio neonato; dall’altra, la prospettiva si ribalta e mostra il figlio adulto che si dedica alle attenzioni verso l’anziano genitore.

Un libro attentamente studiato sia nella scelta dei colori sia nei particolari ricorrenti come per esempio gli occhiali che fanno da trait d’union tra le due storie. Il bambino cresce e diventa uomo e da oggetto di attenzioni diventa attore di gesti d’amore che vanno oltre ogni tempo come allacciare le scarpe, aiutare a lavarsi, dar da mangiare, abbottonare la camicia. Semplici gesti che alimentano la profonda intimità tra i due personaggi e sottolineano la generosa apertura dell’uno verso l’altro.

L’evoluzione della relazione tra padre e figlio è rappresentata nella sua ideale continuità di amore intergenerazionale e, nonostante si parli anche di perdita e di dolore, non si cade nel fatalismo. In queste pagine, inoltre, non c’è una figura materna, tuttavia non se ne sente la mancanza: la relazione tra padre e figlio è esplorata nella sua intensa e specifica esclusività e la sensazione è che una mamma da qualche parte c’è, ma questo, senza volerla per qualche motivo escluderla, non è il suo spazio.

Il fatto che si tratti di un libro senza parole ne amplifica la portata perché universalizza la narrazione e ogni lettore può fare la sua lettura personale e trovare spunti di riflessione individuale. Anche per questo il libro, nella sua dolcezza, può risultare anche molto forte, può risvegliare ricordi piacevoli, ma anche molto dolorosi, può evocare situazione di grande amore, ma anche grandi sensi di colpa. Si tratta, quindi, di un libro che, se pur leggibile anche con i bambini, è dedicato, soprattutto, ai lettori adulti perché, nel suo fulcro di significato tocca corde profonde sul tema universale della cura affettiva e delle responsabilità familiari. Le illustrazioni (e qui ricordo di non dimenticare di osservare copertina, interni di copertina e la pagina del colophon), rappresentando momenti di quotidianità, diventano potenti contenitori di emozioni profonde: gioia, tristezza, amore e senso di responsabilità.

 

mercoledì 19 luglio 2023

NON SEMPRE GLI ANGELI RIESCONO A PORTARE A TERMINE IL LORO COMPITO: STORIE DOLOROSE DI BAMBINI FERITI

Silvia Vecchini, Sualzo (ill.)

I bambini si rompono facilmente

Bompiani, 2023. 92 p.

per gli adulti

I bambini vivono spesso situazioni più grandi di loro. A volte sono gli adulti stessi che li mettono, consapevolmente o meno, in situazioni difficili. Altre volte, invece, c’è chi pensa, considera e tratta i bambini come degli adulti in miniatura, sia nel bene che nel male. E, come tali (anche se tali non sono) i bambini si trovano costretti a reagire, a fare esperienze, a prendere decisioni.

I bambini non sono sempre (anzi quasi mai) i bambini felici delle famiglie della pubblicità e Silvia Vecchini nelle storie contenute nel suo “I bambini si rompono facilmente” (Bompiani) ce lo mette davanti con levità e schiettezza. Nella prima di queste storie, come in una sorta di dichiarazioni d’intenti, la Vecchini dice che ha “voluto scrivere dei bambini che si rompono, dei bambini rotti che si rialzano e che ha conosciuto, incontrato, ascoltato a lungo o di sfuggita per momenti così intensi che restano eterni”. Per lei tutti i bambini hanno un angelo custode che li segue e li aiuta, a volte però, “nemmeno un angelo è capace di portare a termine il suo compito e infinite luci si spengono”. Ma anche se non sono queste le storie che ha scritto in questo libro, sono, comunque, storie difficili impregnate di dolore. E il dolore di questi bambini si nasconde tra le parole, tra le lettere delle parole, sulle pagine e trasuda man mano che l’occhio le legge e il cervello le elabora.

Si tratta di venti brevi storie che terminano con dei versi, come se la poesia fissasse ciò che la prosa racconta e gli desse ulteriore voce.

In continuo rimando tra prosa e poesia, queste narrazioni tratteggiano le situazioni e i bambini che ci sono dentro, vittime innocenti degli adulti ignari ed incoscienti che ce li hanno messi. Storie profonde e dirette che colpiscono come pugni nello stomaco e che fanno riflettere, ma anche arrabbiare. Come si legge sul risvolto di copertina, sono le storie di una bambina con una coda di sirena che stupisce la spiaggia per le ragioni sbagliate; una bambina che non parla e che i grandi cercano di estrarre dal suo silenzio ricattandola con mille tentazioni; un bambino che pesca nel lago, aspettando con pazienza di catturare il pesce più bello di tutti, che forse pesce non è; un bambino agitato dall’arrivo di un fratellino nella nuova famiglia del padre e poi capace di comporre una nuova serenità, se solo fosse vero; un bambino che si ostina a voler trovare rifugio in cima a un armadio, in ricordo di una traversata in cui qualcuno l’ha issato in alto perché la calca degli adulti compressi dentro la stiva non lo schiacciasse. E già così, riassunte, in poche parole, queste storie ci danno l’idea del dolore che contengono. Un dolore psicologico che fa male più di quello fisico e che è più difficile da curare. Perchè i bambini che si “rompono” dentro, sono difficili da “aggiustare”. Qualche volta hanno dentro di loro delle risorse per aggiustarsi da soli e, magari, per aggiustare anche i grandi e a crescere nonostante i grandi. Il rischio è, comunque, molto alto. Non è vero che i bambini sono forti, più forti i quanto pensiamo: spesso ce lo fanno credere per buona pace di tutti, ma poi restano schiacciati da questi pesi.

E poi ci sono i grandi, gli adulti, anche loro protagonisti, anche se in modo diverso, di questi racconti. Adulti fragili, incapaci di prendersi cura dei loro bambini. Adulti persi nella vita che stanno vivendo come in una foresta intricata piena di impegni, di fretta, di superficialità, di lavoro, di ossessioni, di ansia e di egocentrismo.

Un libro doloroso e delicato da leggere e far leggere a tutti gli adulti che amano i bambini, vivono con loro, lavorano con loro, e anche a quelli che sembrano dimenticare i bambini che hanno intorno. Un libro che sfida il lettore a continuare a girare le pagine, perché molti potrebbero essere i motivi (da codardi) che spingono a fermare la lettura, come la sensibilità che può sentirsi ferita, o la cecità che non riconosce ciò che le si propone: gli stessi atteggiamenti adulti che nelle storie sono descritti.

Tecnicamente la prosa e la poesia di Silvia Vecchini rispecchiano ancora una volta la capacità di rispetto per i bambini e i lettori che lei sempre mette nei suoi testi, una levità che non è, però, superficialità. Al contrario, è proprio la leggerezza con cui scrive che mette ancora più forza in ciò che scrive e in ciò che non scrive, ma che emerge da ogni riga.

Al contempo, il tratto delle illustrazioni di Sualzo che accompagnano queste storie è contemporaneamente deciso e delicato e fa da controcanto alla forza delle storie e alla fragilità dei bambini che ne sono protagonisti. Disegni da osservare e mettere attentamente in relazione a ciò che si sta leggendo per sprigionarne ulteriori significati e rimandi.

Essendo storie che riflettono situazioni reali in cui i bambini possono trovarsi, situazioni difficili e dolorose descritte molto direttamente, lascio ad ogni lettore adulto valutare se, come e quando proporne la lettura ai bambini o ai ragazzi, facendo molta attenzione al potere che hanno le storie, al valore della lettura come esperienza e come specchio dell’esperienza, al lavoro che la parola scritta fa “dentro” ogni lettore.

Nota: casualmente ho letto questo libro appena finito di leggere Mi limitavo ad amare te” di Rossella Postorino (Feltrinelli 2023) una storia di bambini costretti a crescere nonostante gli adulti e a farlo anche in fretta. Una storia che Gad Lerner ha definito “un libro sulla forza della maternità, sulla sua assenza, ma anche sulla su essenza potente”, e le riflessioni che ho fatto di rimando fra i due testi sono state molto forti. E’ stato come se le storie di uno si riflettessero nelle storie dell’altro, aumentandosi a vicenda la potenza con cui colpiscono.


Silvia Vecchini, Sualzo (ill.)

I bambini si rompono facilmente

Bompiani, 2023 – 92 p.

Per gli adulti

sabato 8 febbraio 2020

UN POSTO PER GIOCARE

La buca

Emma AdBåge con la traduzione di Samanta K. Milton Knowles
Camelozampa, 2020. 40 p.

Basta poco per scatenare la fantasia dei bambini: basta lasciarli un po’ liberi e, senza tanti giocattoli né dispositivi vari, con niente riescono a divertirsi. Ma è sempre più raro che i bambini di oggi abbiano la possibilità di giocare senza vincoli, dando sfogo alla loro fantasia, in un luogo non controllato, non “a norma”, non omologato. Fortunati, dunque, i bambini protagonisti di La buca, l’albo illustrato premiato in Svezia nel 2019 come miglior *libro per bambini e appena pubblicato in Italia da Camelozampa.
Dietro alla palestra della loro scuola, questi bambini hanno uno spazio libero, un buca, appunto, in cui amano passare il tempo della ricreazione inventando giochi di ogni tipo.

Tra sassi, sabbia e arbusti, intorno alla grande radice i piccoli giocano a mamma orsa, a capanna, a nascondersi, al negozio, … . Gli unici a non apprezzare quel posto sono gli insegnanti, che, temendo che i ragazzini possano farsi male, li obbligano a giocare a pallone e sulle altalene nello spazio “protetto” del piazzale della scuola. La noia è assicurata!

I bambini, però, attratti dalla buca, cominciano a giocare sul suo bordo, senza entrarci e, quindi, senza disobbedire. Sul bordo della buca è altrettanto interessante giocare quanto dentro la buca: si possono scavare gallerie, fare gli equilibristi, far dondolare le gambe, inventare percorsi.

Neanche il bordo della buca piace agli adulti e così, buca e bordo, durante il fine settimana spariscono sotto una piattaforma di cemento. La delusione dei bambini è grande, ma dura poco. Oltre il piazzale, infatti, dall’altra parte c’è un mucchio di ghiaia e sassi. Un posto perfetto per giocarci, più divertente della buca e del bordo messi insieme!

Grande la maestria della giovane autrice e illustratrice di questa storia nel rendere questo spaccato di “vita bambina” sia nel testo, sia nelle illustrazioni. Tutto è basato su una questione di punti di vista: quello della giovane narratrice, l’”io” sul frontespizio, uguale a quello dei suoi amichetti e quello degli adulti insegnanti. Dove gli uni vedono divertimento, gli altri vedono solo pericolo e, essendo i grandi, l’hanno vinta, almeno per un po’.
In realtà, osservando bene nelle figure lo sguardo dei bambini, si vede che loro sanno andare oltre, trovare sempre nuovo sbocco per la loro voglia di libero divertimento, che diventa poi anche fonte di nuove esperienze. Impossibile mettere freno alla loro inventiva con limitazioni assurde e prive di fondo.

Tutto il libro è pervaso da un senso di ironia: la storia, infatti, si posiziona chiaramente dalla parte dei bambini, ma lancia messaggi chiari agli adulti. Più del testo sono le illustrazioni a trasmettere questo aspetto e lo si vede chiaramente quando si parla di “farsi male”: è, infatti, nelle situazioni “controllate” e sicure che, in realtà, i bambini cadono o si feriscono. Nei luoghi aperti e interessanti per i piccoli, invece, non capita nulla di male.

Delle figure molto dettagliate sono soprattutto la direzione degli sguardi e la posizione delle mani ad essere eloquenti e a far capire al lettore le varie emozioni provate dai personaggi: interesse, divertimento, noia, sconcerto, delusione, felicità e preoccupazione.

Questo libro illustrato è un perfetto inno alla resilienza dei bambini e alla loro voglia di scoperta e di gioco in piena libertà senza limiti. Un libro che piacerà sicuramente ai ragazzini perché potranno ritrovarsi nei giovani protagonisti. Un libro consigliato per la lettura autonoma dai 7 anni, ma ad alta voce può essere proposto anche ai bambini più piccoli.

La buca” ci fa pensare ad un altro libro da poco riedito da Rizzoli, “Lasciateli giocare con gli orsi”, in cui Peter B. Hoffmeister mostra ai genitori ansiosi come la natura sia per i bambini e i ragazzi uno strumento eccezionale per sviluppare la personalità e la fantasia. Non importa se nella natura i piccoli si sbucciano un ginocchio o sporcano i vestiti: la loro felicità vale di più. Giocare in libertà nella natura è un’opportunità che rende i bambini autonomi e li aiuta a crescere sani, forti e sicuri.
Un suggerimento di lettura per tutti quegli adulti timorosi che osservano in tensione le imprese “spericolate” dei figli.


La buca
Emma AdBåge con la traduzione di Samanta K. Milton Knowles
Camelozampa, 2020. 40 p. - € 15,00

Peter B. Hoffmeister
Lasciateli giocare con gli orsi!
Bur, 2018. 272 p. - € 14,00