Beatrice
Alemagna
Addio
Biancaneve
Topipittori,
2021. 96 p.
da 10
anni
Aprire il libro “Addio Biancaneve”
di Beatrice Alemagna è come fare un doppio viaggio. Un viaggio
all’interno della (presunta) nota fiaba di Biancaneve e un viaggio
in una mostra d’arte contemporanea. In entrambi i casi
un’esperienza estetica che prima incuriosisce, poi sconcerta e,
infine, affascina. Uscire dalle piste del conosciuto, del normale,
del politically correct è sempre una sfida per chi la fa, per chi la
accoglie, per chi ci viene coinvolto suo malgrado. E il risultato può
essere appagante, ma anche devastante.

Prima
di tutto descriviamo questo lavoro. Si tratta di un libro illustrato
di grandi dimensioni rilegato a filo, tecnica che permette l’apertura
completa delle pagine e quindi una visione delle tavole senza
interruzioni, pieghe o parti seminascoste. Le grandi tavole dipinte
ad olio si alternano alle pagine con il testo, nel rapporto uno a
quattro: una doppia pagina di testo, quattro doppie pagine di tavole.
Tra testo e immagini c’è una stretta relazione che, però, va
scoperta memorizzando bene le parole prima di osservare le figure che
le seguono. Come scrive chiaramente nell’introduzione l’autrice,
l’idea è quella di raccontare la vera, violenta e crudele storia
di Biancaneve, in prima persona dal punto di vista della regina
cattiva, la matrigna, per entrare in profondità nella fiaba e
scoprire la verità di chi fosse vittima e chi carnefice in quella
vicenda.
La
prima considerazione da fare è che questo libro illustrato non è
per bambini o, perlomeno, per bambini troppo piccoli. Secondo punto:
la fiaba di Biancaneve non è quella edulcorata di Walt Disney.
Terzo: il punto di vista da cui è raccontata cambia una storia, a
volte anche sostanzialmente.
Nonostante
siano sempre proposte ai bambini, si sa che le fiabe non sono testi
pensati per loro se considerati nella loro versione originale.
Trasposizioni, adattamenti, riduzioni non sono le fiabe ed è per
questo che vengono proposte ai piccoli. Beatrice Alemagna ci offre la
fiaba di Biancaneve, se pur, come vedremo tra un po’, da un punto
di vista diverso, nella versione originale come l’hanno raccolta e
scritta i fratelli Grimm. Non troviamo, perciò, né simpatici
nanetti, né bellissimi principi, né risvegli con baci, né matrigne
costrette a vivere da streghe per il resto dei loro giorni. C’è
una matrigna cattiva, c’è una ragazza che scappa nel bosco, ci
sono dei nani lavoratori che se la ritrovano in casa e non sono
all’inizio del tutto convinti della sua presenza. C’è una
ragazza giovane più ingenua che buona, ci sono dei calzari di ferro
roventi ai piedi della matrigna che la fanno morire tra le pene più
terribili. Tutto questo narrato a parole e ripreso dalle tavole.
Tavole intense, scure, violente e crudeli in cui nulla, o quasi, del
malvagio è lasciato all’immaginazione. Violento anche il contrasto
tra i colori scuri che le pervadono quasi tutte e quasi completamente
e il colore arancione o fuxia fluo di alcuni particolari. Colori fluo
che sono segno caratteristico degli ultimi lavori di Beatrice
Alemagna, ma che non sono fine a se stessi nella composizione
artistica. Servono a evidenziare il contrasto bene/male che pervade
la fiaba, o a contrassegnare le contraddizioni di letture diverse dei
singoli eventi, o a segnalare la presenza salvifica di elementi
esterni “osservanti” che interpretano ciò che vedono. Sia i
testi sia le tavole presentano una ricerca profonda di significati e
di modi per esprimerli.

La
riscrittura della fiaba dal punto di vista della matrigna, della
regina gelosa della gioventù e della bellezza di Biancaneve, ha
significato per l’Alemagna scandagliare l’idea di bene e di male
che la fiaba contiene, evidenziare le paure, le inquietudini e il
dramma che racconta insieme alla fantasia e alla magia con cui le
racconta. Solo in questo modo si può comprendere o almeno dare
un’interpretazione alla ferocia, all’animalesco, al terribile che
l’animo umano può nasconderne. Facendo esperienza (diretta o di
lettura) di questo aspetto scuro, si cresce. Ed è questo che le
fiabe riescono a far fare. Le fiabe nella loro versione originale
sono dense di terrore, crudeltà, paure e incubi. Ma, allo stesso
modo, a tempo debito, offrono aiuto e vie di fuga. Cambiarle,
semplificarle, alleggerirle non ha senso. Si devono proporle ai
ragazzini in tutta la loro complessa e crudele verità.

Per
entrare meglio in questo lavoro di Beatrice Alemagna, vi consiglio la
lettura dell’intervista sul blog dell’editore Topipittori, in cui
l’artista racconta l’origine e lo sviluppo di questo suo libro.
Leggendola si capiscono molte cose e molte cose si vedono con occhi diversi.