mercoledì 9 febbraio 2022

A VOLTE BASTA UN ABBRACCIO

Barbara Vagnozzi e Licia Pittarello

Leo cosa succede?

Kite, 2022.

Consigliato da 3 anni

Leo è triste. Questa mattina si è alzato con il morale a terra. A nulla valgono i tentativi dei suoi amici di invitarlo a giocare. Non ha voglia di niente e di nessuno. Ma ciò che è peggio è che non sa perché si sente così. Rifiuta di andare a nuotare col coccodrillo, di costruire castelli di sabbia con l’elefante, di cantare con l’ippopotamo… . Si aggira sconsolato finché non incontra la scimmietta che con un forte abbraccio lo fa sentire di nuovo bene. E’ questa la semplice trama di “Leo cosa succede?” (Kite), una piccola storia ultima, in termini di tempo, pubblicazione della collana “Primissimi” che raccoglie altre piccole perle per i bambini intorno ai 2-3 anni come “Quello è il mio posto” di Satoe Tone o “Quello che conta” e “Alta tigritudine” di Zac Baldisserotto illustrati rispettivamente da Elonora De Pieri e Giuditta Gaviraghi.

I libri sulle emozioni sono, forse, un po’ una moda che da qualche tempo invade il mercato editoriale, vista anche la proliferazione di corsi e attività di educazione emotiva proposti per tutti. Ciò non toglie che di bei libri per i bambini sulle emozioni c’è, comunque, sempre bisogno. E quindi è proprio quando l’offerta abbonda, che si deve sapere scegliere per evitare libri stereotipati, banali, didascalici, noiosi.


Nella sua semplicità, questo lavoro è un bel libro da proporre ai piccoli, soprattutto per il testo e per come è costruito. Qualche perplessità alcune illustrazioni che nel complesso sono molto belle e danno un’interpretazione originale alla narrazione, ma in qualche pagina sono un po’ troppo poco definite per la capacità visiva dei bambini più piccoli. La loro leggibilità è buona per la parte che fa contrasto col fondo bianco della pagina, mentre rimangono meno fruibili quando i colori si avvicinano o si sovrappongono senza contorno né contrasto deciso tra loro.

Per quanto riguarda il testo, invece, molti sono i punti di forza. Primo fra tutti la linearità e la ripetitività della storia che non sono fine a se stesse, ma conducono sia verso la “soluzione” del problema che l’ha generata, sia verso l’elencazione grafica dei vari amici di Leo che vogliono farlo stare bene. Un elenco che non è in ordine, neanche inverso, rispetto a quello delle proposte di gioco e che alla fine comprende anche un bambino, nuovo personaggio nel quale il piccolo lettore può eventualmente rispecchiarsi. Si sa che nei libri per i piccoli è utile che ci siano anche elementi che li coinvolgono direttamente. L’elenco grafico degli animali amici di Leo, poi, offre al lettore la possibilità che i bambini amano di riconoscere e elencare a loro volta a voce alta tutti i protagonisti. Un piccolo elemento grafico da cercare tra le pagine è l’uccellino rosso che dal primo verso di copertina accompagna il viaggio di Leo per poi sparire per alcune tavole e ricomparire sul verso dell’ultima copertina dove c’è il bambino, come se fosse andato a chiamarlo.

Un libro semplice ma tutto da scoprire. Un libro molto adatto per la lettura dialogata con i bambini.

Un libro che si presta anche al gioco della ripetizione corporea, dell’imitazione. Un libro che tiene conto di tutto ciò che i bambini sono: corpo, emozione e movimento e sa coinvolgerli nella complessità del loro insieme.


 

martedì 1 febbraio 2022

TESTO, ILLUSTRAZIONI E LETTORE. INGREDIENTI FONDAMENTALI DI UN ALBO ILLUSTRATO

E’ cosa ormai concettualizzata e ben nota anche tra molti “non addetti ai lavori”, che una delle caratteristiche principali degli albi illustrati è la relazione particolare tra testo e illustrazione e la loro organizzazione sullo spazio della pagina. E’ entrato praticamente nella definizione di questo particolare tipo di pubblicazioni il concetto che la narrazione non è delegata alle parole, non è delegata alle immagini, ma si crea nel rapporto stretto e complementare tra testo e illustrazioni, rapporto nel quale, tuttavia, rimane sempre una certa componente di indeterminatezza che sarà il lettore a riempire, a colmare nel suo leggere le parole, osservare le figure e interpretare il loro rapporto alla luce del suo bagaglio culturale ed esperienziale. E’ per questo che, seppur una storia è creata e offerta dall’albo illustrato e conduce il lettore ad un finale, molti aspetti rimangono aperti e liberi di essere letti in modo diverso da ogni lettore, perfino, a volte, in modo diverso dallo stesso lettore in tempi diversi. Per lettore si intende qui il bambino cui viene proposto l’albo illustrato, ma anche l’adulto che glielo propone e, in base alla sua esperienza e sensibilità, ne lascia più o meno aperta la chiave di lettura, condividendo, eventualmente, la sua propria.


Fa piacere, quindi, trovarsi in mano degli albi illustrati che sembrano incarnazione perfetta di questa definizione, come, per esempio, “La scimmia che si era persa” (Il Castoro).

La storia si potrebbe riassumere in poche righe. Tutti al teatro stanno aspettando una scimmietta protagonista del “Grande spettacolo della scimmia” che molti spettatori sono venuti a vedere. La scimmia, però, non c’è, non si trova, sembra si sia persa. In realtà ad un certo punto arriva, ma è troppo tardi sono andati via tutti tranne una bambina. Per lei la scimmia fa lo spettacolo che risulta essere strabiliante. La piccola, così, le chiede di rifarlo il giorno dopo che avrebbe portato un amico. Di nuovo tutti sono in attesa, ma lei non arriva se non dopo che se ne sono andati e, di nuovo lo spettacolo sarà offerto solo ai pochi rimasti pazientemente ad aspettare.

Che centri l’amore in questa storia? Può essere questo uno dei modi con cui si può interpretare la narrazione del testo con l’osservazione delle illustrazioni in cui si vede la scimmietta allontanarsi dal circo e partire su una motocicletta in compagnia di un’altra scimmietta, per poi vederle sedute ad un tavolino a bere qualcosa insieme e, infine, su una pianta a chiacchierare. 

 

 Ma altre chiavi di interpretazione potrebbero essere anche l’amicizia, la voglia di vacanza per la noia della routine e del “dover” piacere a tutti, il problema di mostrarsi a tutti indistintamente, senza poter scegliere a chi rivelarsi, l’incomprensibilità di alcune decisioni, le aspettative degli altri … . Sto scrivendo queste possibili letture, ma in realtà non vorrei influenzarvi. Non vorrei rovinare la magia che si crea pagina dopo pagina nella testa del lettore nel cercare una chiave personale di lettura e che trova legittimazione della sua libertà nella domanda finale.

Alla luce dell’esasperato bisogno molti di controllare tutto, non c’è posto sugli scaffali per i libri che non finiscono, per le storie che continuano. Ma sono proprio questi libri, queste storie che aprono la mente e il cuore dei veri lettori e permettono loro di andare oltre, affinare abilità e sviluppare la fantasia.

Tanti lettori, tante letture per un albo che molto più di altri ha bisogno della complicità dello sguardo esterno per trovare completamento e che in questo bisogno nasconde il suo valore.

 

Luca Tortolini con le illustraizoni di Simone Rea

La scimmia che si era persa.

Il Castoro, 2021. 38 p.

dai 5 anni


domenica 23 gennaio 2022

I BAMBINI E LE STORIE, INSIEME CON LA BELLEZZA, SALVERANNO IL MONDO

Stinson Katy con le illustrazioni di Lafrance Marie e la traduzione di Alessandro Perrone Capuano

La Signora dei libri. Una storia ispirata allo straordinario lavoro di Jella Lepman

Lapis, 2022. 32.p.

da 7 anni

Quella di Jella Lepman è una storia che ha dello straordinario. Ciò che ha fatto per i bambini tedeschi del secondo dopoguerra e a cascata per tutti i bambini del mondo è stato di una portata immensa. Jella ha capito che a loro non bastava il pane, avevano bisogno anche di cibo per la mente e su questo ha basato il suo lavoro quando nel 1945 è rientrata in Germania (in quanto di origine ebraica era fuggita in Inghilterra all’inizio della guerra) ed è stata incaricata di assistere i bambini tedeschi nella costruzione del loro futuro. Il nocciolo della storia di Jella Lepman costituisce la trama di “La Signora dei libri” (Lapis). Racconta di due fratellini, Anneliese e Peter, che in giro per la città di Monaco ridotta in macerie dalla guerra, stanno cercando qualcosa da mangiare quando vedono una fila di persone fuori da un edificio. Nella desolazione delle strade con le case distrutte e la disperazione delle persone che hanno perso tutto, immaginano che tutti fossero lì in coda per la distribuzione di qualcosa e si mettono anche loro ad aspettare il loro turno. Arrivati alla porta entrano in un grande salone pieno di bambini, di adulti e, soprattutto, di tanti bei libri illustrati scritti in tante lingue diverse e pieni di figure colorate. Per fortuna per guardare le figure non serve capire le parole e i piccoli si lasciano affascinare da ciò che vedono, immaginando storie magnifiche. Alla piccola Anneliese ritornano in mente le storie che prima della guerra suo papà le leggeva e i libri che andavano a prendere in biblioteca. Adesso non ci sono più né papà né la biblioteca. Peter è attratto in modo particolare da un libro con la storia di un elefante con la cravatta. E’ Babar, ma lui non lo sa ancora. Vorrebbe che sua sorella gli leggesse la storia, ma lei non ne è capace, perché non sa leggere in francese, la lingua in cui è scritto. Tutti i libri, infatti, sono in lingua originale perché Jella Lepmann ha chiesto agli editori di libri per ragazzi di tutto il mondo di mandare qualche libro per realizzare non solo una mostra, ma un progetto di sostegno per i bambini. In questa sala una signora parla con altri adulti e legge le storie ai bambini traducendole direttamente in tedesco: è lei, è Jella. Anneliese e Peter non vorrebbero più allontanarsi e quando tutti sono andati via, vorrebbero almeno portare un libro con sé. Ma non si può, i libri sono solo in mostra. … Le storie, però, girano a lungo nella testa e nei sogni dei piccoli: Heidi, Pippi Calzelunghe, Il toro Ferdinand, … . 

Parole chiare precise, dolci, pacate e avvolgenti come le eleganti figure che le accompagnano per una storia che molto ha da dire ai bambini, ma anche agli adulti. Grazie alle note in fondo al libro, i grandi possono riflettere su quanto devastante sia stata la guerra sulle menti e sui cuori dei bambini, su come Jella Lepmann abbia saputo smuovere mezzo mondo per creare la mostra dei libri per bambini con opere da diversi paesi, su ciò che le storie possono rappresentare per i piccoli di ogni tempo, sul potere e il valore delle storie, della fantasia, dell’immaginazione, della bellezza, su … . La seconda guerra mondiale è appena finita, dure sono le sue conseguenze su tutti. In questa storia, però, la tragedia rimane sullo sfondo e l’attenzione è focalizzata sul pensiero positivo della rinascita a partire dai bambini e dai libri. Un libro pieno di speranza nei bambini, negli adulti che pensano a loro (e ce ne sono tanti), nelle storie come importante diversivo e fonte di svago, ma anche come fonte di pensiero, arricchimento per la mente. Parole per far pensiero, per creare linguaggio, per esprimere idee ed emozioni. Storie per vivere esperienze nuove, per affrontare la dura quotidianità.

Da questa mostra internazionale itinerante di libri per bambini, nel secondo dopoguerra è nata a Monaco la Internationale Jugendbibliothek, la più importante biblioteca internazionale per ragazzi. Jella Lepmann è stata anche la fondatrice di IBBY (International Board on Books for Young People) associazione che promuove la conoscenza del libro di qualità per i più giovani.

Cominciamo dai bambini a rimettere a posto questo mondo tutto sottosopra. Saranno loro a indicare agli adulti la via da percorrere.” (Jella Lepman - 1945)

Della Internationale Jugendbibliothek ho scritto quiqui 

La storia di Jella Lapman è raccontata agli adulti in “Un ponte di libri” (Sinnos), di cui ho scritto qui

martedì 11 gennaio 2022

LA SCELTA DEL LIBRO GIUSTO DA PROPORRE

Gli ingredienti che fanno di un libro un piacevole passatempo per i bambini che stanno diventando “lettori autonomi”, sono qualità del testo, qualità delle illustrazioni, vicinanza dei contenuti con il vissuto e/o l’interesse del lettore, livello linguistico e leggibilità.

Non esistono formule magiche o ricette infallibili per creare lettori. Esistono buone pratiche che, sulla base di fondamenti pedagogici, didattici e metodologici, aiutano a ottene buoni risultati. Una di queste è la gradualità nel proporre le letture ai bambini. Considerando i bambini di 6-7 anni che stanno imparando a leggere da soli, i libri che si propongono loro dovrebbero non essere né troppo facili per non annoiarli visto che, avendo acquisito da poco questa nuova abilità, sono entusiasti di metterla in pratica, e, dall’altra parte, nemmeno troppo difficili per non frustrarli con materiali al di sopra delle loro capacità. Sia le letture troppo semplici, sia quelle troppo complesse non danno soddisfazione al bisogno concreto del lettore in erba, come non gliene dà un libro che parli di qualcosa che non gli interessa o non gli è in qualche modo vicino.

Non è facile, quindi, azzeccare la lettura giusta da offrire. Aiuta, però, la conoscenza dei libri e dei bambini. Conoscenza che per entrambi i soggetti dovrebbe essere il più diretta possibile. Se ciò non è sempre il possibile per quanto riguarda i bambini, la conoscenza “di prima mano” dei libri è più facilmente raggiungibile: basta leggerli. E’ difficile riuscire a valutare e a proporre con convinzione qualcosa che non si conosce. La lettura dei libri per i bambini e per i ragazzi è quindi attività imprescindibile per chi vuole fare promozione alla lettura. La lettura di schede di presentazione o recensioni dei vari libri può aiutare l’educatore/animatore nella scelta tra le tante pubblicazioni disponibili sul mercato, ma queste non possono sostituirsi alla lettura diretta del libro per la quale serve, ovviamente, tempo. Un tempo da investire e che alla fine risulta sicuramente ben speso.

Esistono libri “di qualità” che, anche se non si possono definire letteratura con la “L” maiuscola, sono buone letture e ottimi strumenti di allenamento di questa abilità. Non possiamo qui dedicarci all’analisi di ciò che è letteratura e ciò che non lo è. E’ un argomento importante che però adesso ci porterebbe troppo lontano. Ne parleremo un’altra volta.

Detto tutto questo proviamo a considerare gli elementi che si devono cercare per scegliere un buon libro per i piccoli lettori che, superata del tutto la fase della traslitterazione, hanno imparato i meccanismi della lettura e stanno affrontando il momento cruciale del passaggio dalla lettura condivisa a quella autonoma, cominciando a muoversi abbastanza bene tra le pagine. Lo facciamo alla luce di “Via del Sorriso 123” (Il Castoro, 2021) di Lodovica Cima.

Prima di tutto, anche per i libri, “l’abito fa il monaco” e quindi la copertina, primo elemento che si vede di un libro deve attirare attenzione, incuriosire e non essere fuorviante rispetto al contenuto. Qui la copertina è molto piacevole e ritrae il condominio, che è il luogo in cui si svolgono le storie che contiene. La sovraccoperta ha “i buchi” in corrispondenza delle finestre di questo palazzo e togliendola è come se si abbattesse il muro di facciata e si entrasse direttamente nei vari appartamenti.

Le storie sono organizzate in 12 mesi e sono tutte episodi che succedono ai tanti bambini (più o meno coetanei dei potenziali lettori) che abitano questo stabile e ad alcuni tra gli adulti della casa: il custode, Angelo e il suo cane, le baby-sitter che passano i pomeriggi con i piccoli, una simpatica maestra in pensione. Ogni tanto compare anche qualche genitore.

Le storie, oltre che divertenti, sono tipicamente di “vita bambina” e, pertanto, vicine al vissuto dei lettori che in esse possono facilmente ritrovarsi.

Le scelte linguistiche rispettano i bambini sia nel loro livello di complessità sintattica (vanno oltre la paratassi, senza però diventare troppo impegnative), sia nella loro selezione lessicale. Entro determinati limiti, un linguaggio ricco interessa i bambini li stimola, li sprona, al contrario di un linguaggio banale, meno impegnativo e più veloce sicuramente da leggere, ma meno gratificante.

Anche se non è specificatamente un libro a “alta leggibilità”, la spaziatura tra le parole, l’interlinea larga, il testo non giustificato a destra e la font scelta, facilitano la lettura.

Le illustrazioni, infine, sono simpatiche e discrete. Ricche di particolari ma non esagerate, accompagnano le scene descritte dal testo, senza prevaricarlo e costituiscono elemento di alleggerimento delle pagine, nonchè di attrazione per i bambini.

Lodovica Cima con le illustrazioni di Giulia Dragone

Via del Sorriso 123

Il Castoro, 2021. 116 p.

Dai 7 anni

lunedì 3 gennaio 2022

MEGLIO DA SOLI, IN DUE O IN TRE?

Giorgio Volpe con le illustrazioni di Paolo Proietti

Uno due tre

Kite, 2021.32 p.

dai 3 anni

 L’equilibrio delle interazioni tra i bambini che giocano insieme è delicato. Tanti sono gli elementi che concorrono al suo mantenimento, alla sua possibile rottura e alla sua eventuale ricomposizione.

I bambini giocano insieme e giocando imparano a relazionarsi, a contrattare, a gestire emozioni e reazioni. Non tutti ci riescono, non tutti allo stesso modo e allo stesso momento, ma genitori ed educatori sanno che il tempo di gioco è fondamentale per la loro crescita, per la loro maturazione, per le loro relazioni future. La fantasia dei bambini si libera e il gioco diventa magicamente una realtà parallela vissuta intensamente e con serietà. La stessa serietà con cui i piccoli vivono le loro amicizie. I bambini hanno, di solito, un migliore amico con cui fanno tutto, a cui dicono tutto, che per loro è tutto. Questo rapporto di quasi esclusività è talmente intenso che il timore di rovinarlo è sempre dietro l’angolo. Accade così agli animaletti protagonisti di “Uno due tre” (Kite, 2021). La piccola volpe Rosso e il ghiro Quik sono inseparabili. Solo d’inverno, quando il ghiro va in letargo, Rosso rimane solo a passare i lunghi mesi senza l’amico. Quest’inverno la piccola volpe conosce Bas, un piccolo tasso e con lui fa amicizia. Alla fine dell’inverno Rosso non sa come dire a Quik del suo nuovo amico. Ha paura che i due non si piacciano, o che, ancora peggio, a Bas Quik piaccia più di lui. Rosso cerca quindi di mantenere i rapporti con entrambi senza farli mai incontrare, ma ciò stride col suo solito modo di comportarsi. Quik e Bas lo seguono, allora, di nascosto per scoprire alla fine tutti insieme che ci si può divertire molto anche in tre.

In questo libro si legge una bella storia di amicizia, una delle relazioni più forti tra le persone, ma anche quella che forse maggiormente teme il distacco, il disaccordo per motivi più o meno futili. L’arrivo di nuove conoscenze può minare la sua solidità, ma può anche, al contrario, rafforzarla introducendo nuova linfa al rapporto. Il tema del gioco, dell’amicizia a due, della gelosia verso i nuovi amici degli amici, fa parte del mondo bambino e ne è elemento di grande portata. E’ piacevole, quindi, leggerne con i piccoli in libri come questo.

In “Uno due tre” le illustrazioni di Paolo Proietti sono dolci e intense e il testo di Giorgio Volpe è poetico e curato. Il ritmo narrativo di entrambi rende la gioia del ritrovarsi degli amici al risveglio dal letargo, come, qualche pagina dopo, il dubbio del far incontrare il ghiro e il tasso, è sottolineato dal rallentare di questo ritmo che sembra diventare titubante, per poi ritrovare vigore nelle tavole finali.

Questa storia di vita bambina che fa pensare a “Sulla collina” (Giralangolo) un albo illustrato di qualche anno fa in cui la grande amicizia di Uto e Leo sembra minata dall’arrivo di Samu che chiede di giocare con loro sulla collina, dove con le loro scatole di cartone i due fanno i pirati, i re, i cavalieri, gli astronauti... L’arrivo del terzo bambino rompe il loro “ritmo a due” dell’amicizia di Uto e Leo e Uto non accetta questa intrusione. Ma Leo ama il suo amico, non vuole perderlo. Lo conosce bene e insieme a Samu è capace di riavvicinarsi a lui facendo leva su ciò che più gli piace. Insieme scoprono così che anche il “ritmo a tre” può essere divertente.

Del valore del gioco per lo sviluppo delle relazioni e la capacità di affrontare situazioni diverse si legge anche in “Facciamo che io ero un supereroe” (Beisler) e di cui ho scritto qui





giovedì 23 dicembre 2021

Strumenti del mestiere: NEUROPSICOLOGIA DELLA LETTURA

Davide Crepaldi.

NEUROPSICOLOGIA DELLA LETTURA. Un’introduzione per chi studia, insegna o è solo curioso.

Carocci, 2021 (rist.) - 147 p.

La lettura è un’attività molto complessa che il nostro cervello riesce a fare velocissimamente. In media le persone sono in grado di leggere 240 parole al minuto e identificare circa 20 lettere in meno di 200 millisecondi. La capacità di lettura, però, non è innata, non ha basi genetiche, non è frutto dell’evoluzione, come lo è, invece, il linguaggio orale. La lettura (come la scrittura) non ha delle strutture celebrali ad essa predisposte: il linguaggio scritto è un prodotto culturale e come tale deve essere appreso. Con un’adeguata istruzione tutti possono diventare dei buoni lettori.

Il segreto sta nella grande capacità e plasticità del nostro cervello che con una forma di “riciclaggio” neurale, ci permette di imparare a leggere e scrivere. Il cervello, cioè, ricicla strutture che l’evoluzione biologica ci ha dato per elaborare stimoli visivi come gli oggetti e i volti, e le ri-focalizza per l’identificazione di lettere e parole.

Dall’input visivo, il cervello identifica le lettere e le loro combinazioni in elementi noti potenzialmente portatori di significato, riconosce, cioè la parola, ma non le attribuisce ancora un significato. In un secondo momento il cervello associa la parola ad un significato mettendola in relazione con il bagaglio di conoscenze preesistenti (ricordi, esperienze, emozioni …) e, infine, passa all’associazione dei segni grafici ai suoni corrispondenti per comporre la stessa parola nel linguaggio orale. Tutto ciò avviene in un lasso di tempo infinitamente piccolo e in maniera per noi inconsapevole, una volta che si è imparato a farlo. Sembrano passaggi facili, così descritti, ma in realtà implicano una complessa serie di attività cerebrali che vanno apprese/insegnate. Questi tre momenti del processo di lettura sono, inoltre, strettamente connessi, ma anche funzionalmente indipendenti.

Un capitolo del libro è dedicato alla lettura su carta e su video con la spiegazione che in realtà il processo in sé di lettura, dal punto di vista cognitivo, non cambia al cambiare del supporto su cui si legge. Ciò che cambia è il rapporto tra i sistemi di riconoscimento visivo delle parole e la loro interazione dinamica con il resto del sistema cognitivo (memoria e attenzione, per esempio), ed è a questo livello che emergono importanti differenze neurocognitive tra lettura su carta e su video. La nostra memoria, per esempio, è aiutata dalla percezione spaziale dell’informazione (in alto sulla pagina, al centro del libro, …) e dalle altre informazioni sensoriali che possono arrivare nel tenere in mano un libro, sfiorare la carta, sentirne l’odore. Allo stato attuale della ricerca, sembra che le differenze di lettura rispetto al supporto siano legate al tipo di testo che si vuole leggere e allo scopo per cui si legge.

Queste ricerche, però, sono ancora agli inizi e molto è ancora da capire e dimostrare.

Le ultime pagine del libro, infine, sono dedicate alla dislessia analizzata in base alla definizione del “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” (DSM) dell’American Psychiatric Association (2014), che la presenta come “disturbo dell’apprendimento delle capacità di decodifica in lettura, in assenza di altri disturbi più generali che possano giustificare la difficoltà del bambino.

Partendo da ciò molte e molto interessanti sono le osservazioni e i ragionamenti che si possono fare in funzione dell’apprendimento e dell’insegnamento della lettura.

Come dice il sottotitolo, questo non è un libro per specialisti, ma per chi, insegnanti, studenti, genitori, persone curiose, vuole conoscere qualcosa in più su questo complesso processo che è la lettura. Partendo da queste pagine, poi, molte sono le indicazioni bibliografiche proposte per l’approfondimento.


mercoledì 15 dicembre 2021

DEL POTERE DELLE PAROLE SCRITTE

E’ dimostrato che dare espressione scritta ai propri pensieri ed emozioni rispetto a situazioni dolorose o traumatiche, ma anche piacevoli e appaganti, contribuisce al benessere delle persone. Come sostengono gli psicologi, per sua natura, la mente umana tenta costantemente di comprendere il mondo che la circonda e ciò che accade all’individuo. Due sistemi che efficacemente aiutano ad arrivare a questa comprensione sono la lettura e la scrittura. Leggere favorisce l’empatia e il riconoscimento delle emozioni, suggerisce possibili interpretazioni e reazioni alle situazioni e offre la possibilità di guardare “da fuori” una specifica realtà ed analizzarla, prendendo eventuali posizioni nei suoi confronti senza la necessità di essere direttamente coinvolti (facendosi, però, coinvolgere). Leggere è una sorta di “allenamento” alle emozioni e alla loro gestione. Allo stesso modo la scrittura è un aiuto a far chiarezza in se stessi e nei confronti delle situazioni vissute. Dare voce ai pensieri, tradurli in parole è un processo di elaborazione che obbliga la mente a razionalizzarli e quindi a dare loro un ordine. Un foglio e una penna possono venire in aiuto per uno sfogo, ma anche per un’interpretazione del proprio vissuto, delle situazioni difficili o piacevoli che si stanno vivendo.

Questo sulla scrittura è un po’ il punto focale della storia di Leigh Botts, il ragazzino protagonista di “Caro Mr. Henshaw” che, per compito, inizia una corrispondenza con l’autore del suo libro preferito e pian piano la trasforma in un diario personale, in cui si legge chi è, la sua crescita, le sue emozioni, il modo in cui ha affrontato i piccoli e grandi problemi della sua giovane esistenza.

Leigh è in prima media in una scuola nuova e vive con sua madre. Non è un bel momento per lui: si sente solo, è triste perché non vede quasi mai suo padre ed è anche arrabbiato perché un misterioso ladro gli ruba ogni giorno parte del pranzo. Non è molto convinto quando la professoressa gli assegna il compito di scrivere una lettera a un autore, ma non può esimersi e invia una lista di domande a Mr. Henwshaw, autore del suo libro preferito fin dalla quarta elementare. Leigh rimane sconcertato dalla risposta dell’autore piena, a sua volta, di altre domande alle quali l’uomo aspetta risposta. Rispondere a queste domande cambia molte cose nella vita del ragazzino, gli fa acquisire maggiore consapevolezza di sé, degli altri e delle situazioni in cui viene a trovarsi.

Nei testi del ragazzino ci sono sorrisi, lacrime, divertimenti, paure, sogni, amicizie, sconforto e soddisfazione, fiducia, speranza e illusione. Sono testi che crescono con lui e via via si fanno più curati e intensi, rimanendo, comunque, essenziali, senza elementi inutili. Accanto a questo, il romanzo offre molti spunti per scrivere bene e diventa una specie di vademecum per giovani scrittori, che, con leggerezza, mostra come si scrive, perché si scrive, cosa si scrive.

Una sorta di manuale di scrittura è anche “Come ho scritto un libro per caso” di Annet Huizing. “Show, don’t tell”, cioè, “mostra, non raccontare”, è, infatti, uno dei tanti consigli che la famosa scrittrice Lidwien dà a Katinka, la ragazzina protagonista. E Katinka, che vuole diventare scrittrice, impara a farlo benissimo. Katinka ha tredici anni e ha perso la mamma da piccola. Vive con suo fratello e suo padre. Katinka ama scrivere da sempre. E’ ricca di fantasia e la sua testa è piena di storie. Sogna di pubblicare un libro, ma, non sapendo da che parte cominciare, chiede aiuto all’anticonformista Lidwien, sua vicina di casa, una donna ricca di umanità, che riesce a trasmetterle le sue esperienze di narratrice e a darle utili indicazioni per scrivere bene. Nella vita di Katinka entra, intanto, anche Dirkje, una giovane donna di cui il padre si innamora. Per Katinka non è facile accoglierla: sono ancora troppo vivi in lei la memoria del passato e l’amore per sua madre. Nel corso del romanzo, però, Katinka, grazie alla passione per la scrittura e ai consigli di Lidwien, cresce e, lasciando tempo al tempo, pian piano ogni cosa per lei si sistema.

Al di là della qualità della storia e di come è scritta, la narrazione della vicenda di Katinka costituisce un vero e proprio manuale di scrittura creativa con idee, suggerimenti e consigli per scrivere un buon libro con tecniche narrative efficaci, dialoghi ben costruiti, cura nella scelta delle parole, presenza di diversi punti di vista e eliminazione del superfluo, accettando anche di mettere in discussione quanto scritto. Un buon libro che ben esplicita ciò che lo rende tale.

In queste due storie emerge bene il tema della scrittura come forma di conoscenza, di interpretazione e anche di svago, come mezzo in cui perdersi e ritrovarsi.

Due storie che rispettano i loro protagonisti in quanto bambini o adolescenti “veri”, rispettando contemporaneamente i loro lettori. Sono libri che parlano di queste età così come sono, senza ammaestramenti e istruzioni, presentando infanzia e adolescenza non come condizioni da migliorare, ma da accogliere e sostenere nei vari passaggi di crescita.

Legato al tema della scrittura è anche " Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita di Bernard Friot, presentato qualche tempo fa su questo blog. Si tratta di un’altra lettura molto significativa sul potere della lettura, della scrittura, della letteratura e delle parole, poesia nello specifico. Poesia intesa come ricerca di parole, di ritmi, di suoni il cui accostamento crea bellezza e, allo stesso tempo, comunica e interpreta stati d’animo, pensieri, emozioni.

 

 

 

 

 Beverly Cleary con la traduzione di Susanna Mattiangeli e le illustrazioni di Vittoria Dalla Torre

Caro Mr. Henshaw

Il Barbagianni, 2021.13 p.

dai 9 anni


Annet Huizing – traduzione di Anna Patrucco Becchi

Come ho scritto un libro per caso

La Nuova Frontiera Junior, 2018 – 155 p.

dai 12 anni


Bernard Friot

Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita.

Lapis, 2016 – 177 p.

dai 10 anni