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sabato 10 settembre 2022

TUTTO CI E' CONTRO, SE SIAMO BAMBINI, MA ...

Jutta Richter (traduzione di Bice Rinaldi, illustrazioni di Hildegard Müller)

Sono soltanto una bambina

Beisler, 2016. 107 p. 

E+8

La realtà vista dagli occhi di una bambina di 8 anni è il centro di questa divertente narrazione di Jutta Richter, una fra le più note autrici tedesche contemporanee di libri per bambini.

Si sa che i bambini vedono, interpretano e vivono le cose e le situazioni in maniera completamente diversa rispetto agli adulti. Non in modo più giusto o più sbagliato, in modo diverso. Il fatto è che, però, i piccoli spesso hanno la peggio, devono cedere, star zitti perché, come dice la protagonista di questa storia, loro sono “soltanto” bambini. Anche se, potrebbero aver ragione, anche se anche il loro parere è importante.

La storia di Hanna racconta di questa “ingiustizia” descrivendo in brevi capitoli molto veloci, tante situazioni tipicamente bambine in cui si trova a confrontarsi con gli adulti, siano essi la mamma, il compagno della mamma, la maestra, la preside o la psicologa della scuola e con i suoi coetanei, la “bulla” della scuola in particolare.

Così leggiamo di come non si è tenuto conto della sua opinione quando è stata ora di traslocare, di come, a fatica, ha avuto un gattino in casa, di come questa presenza abbia scatenato una crisi familiare, di come sia vittima delle prese in giro delle sue compagne, di come la scuola sia per lei una vera tortura.

Per fortuna, dalla sua parte c’è la nonna e poi, un giorno, arriva in classe una nuova compagna, una tipa “fuori dagli schemi”, e per Hanna le cose cominciano a cambiare.

Una storia che racconta con umorismo la quotidianità familiare e scolastica di una settenne, che si legge piacevolmente. La forza di questa storia sta nella sua protagonista che è intelligente e sveglia. Hanna, nonostante tutto ciò che le succede, non perde la sua allegria e la sua ironia. La speranza che la aiuta ad affrontare le piccole (grandi) difficoltà di ogni sua giornata, si rivela essere l’atteggiamento giusto (per i bambini della sua età) da assumere per uscirne bene. Alla fine le cose si sistemano, magari non come si vorrebbe, ma l’equilibrio delle situazioni e delle relazioni è riconquistato

 

mercoledì 15 dicembre 2021

DEL POTERE DELLE PAROLE SCRITTE

E’ dimostrato che dare espressione scritta ai propri pensieri ed emozioni rispetto a situazioni dolorose o traumatiche, ma anche piacevoli e appaganti, contribuisce al benessere delle persone. Come sostengono gli psicologi, per sua natura, la mente umana tenta costantemente di comprendere il mondo che la circonda e ciò che accade all’individuo. Due sistemi che efficacemente aiutano ad arrivare a questa comprensione sono la lettura e la scrittura. Leggere favorisce l’empatia e il riconoscimento delle emozioni, suggerisce possibili interpretazioni e reazioni alle situazioni e offre la possibilità di guardare “da fuori” una specifica realtà ed analizzarla, prendendo eventuali posizioni nei suoi confronti senza la necessità di essere direttamente coinvolti (facendosi, però, coinvolgere). Leggere è una sorta di “allenamento” alle emozioni e alla loro gestione. Allo stesso modo la scrittura è un aiuto a far chiarezza in se stessi e nei confronti delle situazioni vissute. Dare voce ai pensieri, tradurli in parole è un processo di elaborazione che obbliga la mente a razionalizzarli e quindi a dare loro un ordine. Un foglio e una penna possono venire in aiuto per uno sfogo, ma anche per un’interpretazione del proprio vissuto, delle situazioni difficili o piacevoli che si stanno vivendo.

Questo sulla scrittura è un po’ il punto focale della storia di Leigh Botts, il ragazzino protagonista di “Caro Mr. Henshaw” che, per compito, inizia una corrispondenza con l’autore del suo libro preferito e pian piano la trasforma in un diario personale, in cui si legge chi è, la sua crescita, le sue emozioni, il modo in cui ha affrontato i piccoli e grandi problemi della sua giovane esistenza.

Leigh è in prima media in una scuola nuova e vive con sua madre. Non è un bel momento per lui: si sente solo, è triste perché non vede quasi mai suo padre ed è anche arrabbiato perché un misterioso ladro gli ruba ogni giorno parte del pranzo. Non è molto convinto quando la professoressa gli assegna il compito di scrivere una lettera a un autore, ma non può esimersi e invia una lista di domande a Mr. Henwshaw, autore del suo libro preferito fin dalla quarta elementare. Leigh rimane sconcertato dalla risposta dell’autore piena, a sua volta, di altre domande alle quali l’uomo aspetta risposta. Rispondere a queste domande cambia molte cose nella vita del ragazzino, gli fa acquisire maggiore consapevolezza di sé, degli altri e delle situazioni in cui viene a trovarsi.

Nei testi del ragazzino ci sono sorrisi, lacrime, divertimenti, paure, sogni, amicizie, sconforto e soddisfazione, fiducia, speranza e illusione. Sono testi che crescono con lui e via via si fanno più curati e intensi, rimanendo, comunque, essenziali, senza elementi inutili. Accanto a questo, il romanzo offre molti spunti per scrivere bene e diventa una specie di vademecum per giovani scrittori, che, con leggerezza, mostra come si scrive, perché si scrive, cosa si scrive.

Una sorta di manuale di scrittura è anche “Come ho scritto un libro per caso” di Annet Huizing. “Show, don’t tell”, cioè, “mostra, non raccontare”, è, infatti, uno dei tanti consigli che la famosa scrittrice Lidwien dà a Katinka, la ragazzina protagonista. E Katinka, che vuole diventare scrittrice, impara a farlo benissimo. Katinka ha tredici anni e ha perso la mamma da piccola. Vive con suo fratello e suo padre. Katinka ama scrivere da sempre. E’ ricca di fantasia e la sua testa è piena di storie. Sogna di pubblicare un libro, ma, non sapendo da che parte cominciare, chiede aiuto all’anticonformista Lidwien, sua vicina di casa, una donna ricca di umanità, che riesce a trasmetterle le sue esperienze di narratrice e a darle utili indicazioni per scrivere bene. Nella vita di Katinka entra, intanto, anche Dirkje, una giovane donna di cui il padre si innamora. Per Katinka non è facile accoglierla: sono ancora troppo vivi in lei la memoria del passato e l’amore per sua madre. Nel corso del romanzo, però, Katinka, grazie alla passione per la scrittura e ai consigli di Lidwien, cresce e, lasciando tempo al tempo, pian piano ogni cosa per lei si sistema.

Al di là della qualità della storia e di come è scritta, la narrazione della vicenda di Katinka costituisce un vero e proprio manuale di scrittura creativa con idee, suggerimenti e consigli per scrivere un buon libro con tecniche narrative efficaci, dialoghi ben costruiti, cura nella scelta delle parole, presenza di diversi punti di vista e eliminazione del superfluo, accettando anche di mettere in discussione quanto scritto. Un buon libro che ben esplicita ciò che lo rende tale.

In queste due storie emerge bene il tema della scrittura come forma di conoscenza, di interpretazione e anche di svago, come mezzo in cui perdersi e ritrovarsi.

Due storie che rispettano i loro protagonisti in quanto bambini o adolescenti “veri”, rispettando contemporaneamente i loro lettori. Sono libri che parlano di queste età così come sono, senza ammaestramenti e istruzioni, presentando infanzia e adolescenza non come condizioni da migliorare, ma da accogliere e sostenere nei vari passaggi di crescita.

Legato al tema della scrittura è anche " Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita di Bernard Friot, presentato qualche tempo fa su questo blog. Si tratta di un’altra lettura molto significativa sul potere della lettura, della scrittura, della letteratura e delle parole, poesia nello specifico. Poesia intesa come ricerca di parole, di ritmi, di suoni il cui accostamento crea bellezza e, allo stesso tempo, comunica e interpreta stati d’animo, pensieri, emozioni.

 

 

 

 

 Beverly Cleary con la traduzione di Susanna Mattiangeli e le illustrazioni di Vittoria Dalla Torre

Caro Mr. Henshaw

Il Barbagianni, 2021.13 p.

dai 9 anni


Annet Huizing – traduzione di Anna Patrucco Becchi

Come ho scritto un libro per caso

La Nuova Frontiera Junior, 2018 – 155 p.

dai 12 anni


Bernard Friot

Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita.

Lapis, 2016 – 177 p.

dai 10 anni

lunedì 1 febbraio 2021

Strumenti del mestiere: LEGGERE. UN GIOCO DA RAGAZZI

Cosa significa promuovere la lettura? Ce ne elencano gli aspetti principali due autori per ragazzi, Anna Vivarelli e Guido Quarzo, in una sorta di piccolo vademecum: “Leggere. Un gioco da ragazzi” (Salani, 2016). E’ “un manifesto dell’amore per la lettura” che si legge in poco più di due ore, ma che si impiega una vita per applicarlo. Anzi, sarebbe bene impiegare una vita per applicarlo, usando quotidianamente gli spunti che propone nel lavoro con i bambini e i ragazzi.

Siamo tutti perfettamente consci che non esistono ricette e, tanto meno, ricette infallibili, per creare lettori. I fattori che possono portare a questo risultati in breve o lungo tempo, sono molteplici, non tutti concorrono contemporaneamente e non sempre ci sono le condizioni per poterli applicare tutti. Avere tanti spunti e tante idee, però, aiuta a programmare l’intervento specifico, o, come a volte con i bambini e i ragazzi può succedere, a improvvisare, cogliendo quelle occasioni che si creano di tanto in tanto nella vita scolastica o familiare.
Questo volume è agile e diretto e vale la pena leggerlo, anche come ripasso, quando ci si accinge a lavorare con i libri, con le storie, con i bambini e con i ragazzi.

Riassumo qui, schematicamente i concetti principali che Anna Vivarelli e Guid Quarzo delineano:

- la lettura è un piacere e spesso si diffonde per contagio. Come, purtroppo di questi tempi ben sappiamo, il contagio si crea quando ci sono molte occasioni di contatto e si incontrano molti soggetti: ecco quindi che una delle condizioni per formare lettori è che i bambini/ragazzi abbiano molti libri a portata di mano e ne vedano tanti in molti luoghi e momenti della loro vita (va da sé che è fondamentale che vedano anche gli altri, gli adulti, leggere)

- la scuola è (con la famiglia) uno dei luoghi dove avviene maggiormente il contatto con i libri. Purtroppo questo incontro non è sempre positivo e fortunato: la lettura di narrativa (per piacere) dovrebbe essere sempre distinta dalla lettura di testi scolastici e manuali (per studio, per fare educazione linguistica)

- tutti i bambini amano le storie e le storie hanno un potere enorme sui bambini. E’ fondamentale lasciare che i bambini sentano/leggano molte storie e che le storie si “facciano strada” dentro i bambini, creando in loro una sorta di dipendenza e quindi il desiderio di averne sempre di più (lette in autonomia o ascoltate)

- più si legge più ci si crea gusto per i libri: quindi molti libri devono essere a disposizione dei bambini/ragazzi e molti libri di tipo diverso: in questo modo i lettori imparano a scegliere, prima di tutto ciò che piace a loro, e poi a distinguere le buone dalle cattive storie, i libri di qualità (ne ho scritto su "Il Pepeverde"  Edizioni Conoscenza - nr. 5/gen-mar. 2020, p. 8-10)

- le storie non sono fatte per “affrontare temi” o per insegnare qualcosa, né per inviare messaggi.

- è importante considerare la contemporaneità dei libri e delle storie che si suggeriscono ai ragazzi. I classici, le fiabe, i romanzi della letteratura per adulti che sono diventati “per ragazzi”, gli adattamenti e le riduzioni dei grandi classici, sono tutti materiali di letteratura che vanno affrontati in maniera adeguata, valutando bene se, come e quando farli leggere

- le librerie e le biblioteche hanno un ruolo fondamentale per la promozione della lettura, sia per i ragazzi, sia per gli adulti che lavorano con loro

- chi promuove lettura dovrebbe conoscere bene sia i libri sia i ragazzi con cui lavora, è quindi fondamentale leggere e fare esperienza

- il punto di partenza e il punto di arrivo è che la lettura è un piacere piacere. Si devono fare, quindi, delle serie e attente riflessioni su: schede di lettura, riassunti, presentazioni, lezioni frontali, esercizi di comprensione e di produzione, discussioni in classe, lavori di gruppo.

Se il promotore della lettura ha ben chiare tutto quanto qui sopra riassunto, lo fa suo e lo applica, è probabile, ma non scontato, che grazie al suo lavoro nascerà qualche lettore.

 

Guido Quarzo, Anna Vivarelli
Leggere. Un gioco da ragazzi.
Salani, 2016.